Ma vogliamo parlare anche dei tabù che tormentano la Romagna?

Ma vogliamo parlare anche dei tabù che tormentano la Romagna?

Nella vita bisognerebbe ascoltare e dar retta più alle impressioni, ai dubbi e alle cose che rodono dentro, piuttosto che alle convinzioni dominanti che pochi contrastano pubblicamente. Al di là di tutte le questioni di piccolo cabotaggio, c’è il sospetto che l’argomento-Romagna viva sostanzialmente all’interno di un grande “tabù”, molto più complesso di quanto siamo stati abituati a pensare: e non c’è solo l’ombra – pesante come un macigno – dell’uomo nero di Predappio!

Le ragioni della nostra storia più recente, le vicende italiane dell’ultimo secolo, la Romagna le riassume interamente. L’Italia del Novecento deve molto alla Romagna, nel bene e nel male: politicamente, socialmente ed economicamente. La nostra regione fu laboratorio di vicende ed esperienze straordinarie. A fine Ottocento nacquero qui, nell’alveo mazziniano, le prime società di mutuo soccorso e le prime cooperative. Anche l’Internazionalismo Socialista iniziò il suo proselitismo, in Italia, a partire dalla Romagna, e non a caso il suo primo congresso (marcatamente anarchico-insurrezionalista, però) si tenne a Rimini nel 1872.

La Romagna possiede – potreste negarlo? – una storia ben più forte e più omogenea di tante altre regioni. Un po’ più imbarazzante, però, se è vero che il suo protagonista più importante – o, meglio, più ingombrante – risponde al nome di Mussolini (con tutto quello che ne segue). Ma vogliamo conoscerla e guardarla in faccia questa storia, e da vicino? Senza abbassare gli occhi.

La nostra è una regione particolarmente densa di vicende storiche, rilevanti per capire la realtà attuale, per comprendere l’Italia del Terzo Millennio: a partire dalla storica “politicofilia” romagnola, indispensabile per comprendere meglio la genesi di un amore collettivo per la Politica, la cui diffusione ha riguardato l’intera nazione. Lo storico Roberto Balzani sostiene che: ” Il rapporto fra i romagnoli e la politica è, da tempo, un elemento consolidato del ‘carattere’ regionale: non è un uomo valutabile - scriveva Antonio Beltramelli già nei primi anni del Novecento – colui che non sia iscritto a un partito qualsiasi; chi non si proclamerà gridando, strenuo propugnatore di qualche forma politica, non godrà mai piena stima in Romagna (…). V’è un solo Dio: la Politica; questo è il verbo che guida gli uomini rossi nella loro vita irruenta. La letteratura sulla ‘politicofilia’ romagnola è amplissima, suffragata da precoci forme di partecipazione collettiva alla vita pubblica, dall’emersione di grandi ‘domatori di folle’ (basti pensare ad Andrea Costa, a Mussolini, a Nenni), dallo stesso compiacimento con cui i regionali hanno guardato e ancora guardano a questa loro tradizione (…) “.
Balzani ha ragione, la politica qui è sempre stata come una sorta di corazza che ognuno portava addosso per combattere meglio tutti gli altri: vivere schierati, armati, equipaggiati… non solo, ma la politica con le sue semplificazioni e schematismi offriva a tutti la possibilità e la sicurezza di interpretare il mondo, di non sentirsi inferiori a nessuno. Il “massimalismo italiano” ha trovato in Romagna una culla formidabile, e il suo terreno di coltura è l’Ottocento. Mussolini è figlio legittimo di questo ambiente.

Fino al 1914 era considerato il più bravo. Un talento eccezionale nello scatenare le più tumultuose passioni politiche. Poi tradì – si insiste molto su questo tradimento – la lotta di classe, il socialismo, il massimalismo… E guidò il paese verso la dittatura fascista. Non sarebbe forse più onesto affermare, e riconoscere, che Mussolini tradì (e la cosa è molto molto più grave) i principi della democrazia e della libertà? Ed ammettere, subito dopo, che quei valori, in Romagna, erano in pochi a sostenerli fino in fondo! Chi in nome della giustizia sociale, chi in nome dell’Italia che doveva diventare sempre più grande… Insomma, la gente che scendeva in piazza non credeva alle soluzioni pacifiche. Meglio la Rivoluzione o la Guerra! Di un Paese tranquillo, rispettoso dei propri cittadini come dei popoli vicini… di un Paese, così, in grado di garantire la libertà, nessuno sapeva cosa farsene! Con Mussolini in testa, gli italiani e i romagnoli, furono pronti a tradire quella democrazia… che nessuno gli aveva insegnato.

Verrebbe da chiedere un po’ di comprensione e di pietà per i nostri nonni e bisnonni.

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