Viene da Reggiolo e in riviera trova la spinta giusta!

Viene da Reggiolo e in riviera trova la spinta giusta!

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Quando fare turismo – anche vicino casa – vuol dire rilanciare la vita, a qualsiasi età.

Mi reco all’hotel Due Mari di Rimini ad accogliere un gruppo in arrivo da Reggio Emilia, per il consueto soggiorno marino di giugno: un appuntamento che si ripete e si rinnova da molti anni.

Non hanno un capogruppo ma dal momento in cui scendono dal pullman ed entrano in hotel è subito evidente dall’atteggiamento che un partecipante se n’è assunto la responsabilità; ed è lui che con orgoglio mi raggiunge nella hall e si presenta: è un uomo alto e distinto, dall’eloquio piacevole.

Sistemiamo il gruppo aiutando l’albergatore nell’assegnazione delle camere, e poi ci mettiamo a chiacchierare, ha molta voglia di parlare e raccontare episodi della sua vita, vissuta intensamente; si esprime con linguaggio forbito e dimostra lucidità e memoria di ferro…

Ha 94 anni e si direbbe un professore in pensione, invece precisa subito: “sono un autodidatta, ho fatto molti lavori ma soprattutto il commerciante di frutta e verdura… mio fratello ha 91 anni, siamo due longevi!” Ma il suo racconto diventa via via più avvolgente quando mi riassume le sue peripezie – di cui ora sono costretta a tralasciare tanti dettagli – durante la seconda guerra mondiale. Ha fatto parte del 47° Battaglione di Artiglieria appiedata (sì, ha detto proprio così: “appiedata”) pronto a partire per l’Africa quando ormai laggiù la battaglia era persa, quindi pensarono di dirottarli nei Balcani, ma anche lì le cose andavano male: furono quindi traghettati con mezzi di fortuna in Sardegna; da lì iniziarono – incalzati dall’avanzata degli Alleati – una serie di trasferimenti segnati dall’improvvisazione e, addirittura, dalla fame.

Il fatidico 8 Settembre li colse dalle parti di Sassari, nei panni di tanti sbandati consapevoli di partecipare ad una guerra non voluta, ma subita; da qui la scelta – sofferta ma necessaria, compiuta da tanti militari italiani, una volta fatti prigionieri – di combattere a fianco delle forze alleate angloamericane. “Ci chiamavano cobelligeranti, e con gli Alleati, a partire da Napoli, risalimmo l’Italia per liberarla… sì, perché gli anglo-americani furono i veri liberatori del nostro Paese, ai quali noi, compresi i partigiani, offrimmo il nostro contributo… e non viceversa!”

Ha perso l’unico figlio all’età di 38 anni ed è rimasto vedovo qualche anno fa… da allora ha trovato una ragione di vita ed un sollievo nei viaggi di gruppo dedicati alla terza età – ai quali partecipa tre volte all’anno, in Italia e all’estero. Compone anche poesie, il nostro Revel Bertolini da Reggiolo, ma il nostro augurio è che si metta a trascrivere quanto prima il romanzo della sua vita.

Alexia Vanni

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