Un’idea per un grande finale di stagione: un salto nella Romagna popolare!

Un’idea per un grande finale di stagione: un salto nella Romagna popolare!

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Ecco, caro lettore, una traccia di cosa un ospite può trovare da noi, andando a cercare in quella Romagna popolare che piace sempre e che ancora resiste all’usura del tempo.

Nella nostra vita abbiamo assistito ad una svolta veramente epocale che, fra i vari risultati, ha prodotto anche una omologazione degli stili di vita: è finita la civiltà contadina, ha chiuso i battenti la civiltà del lavoro manuale, ha prevalso una acculturazione di massa, il benessere si è diffuso fra tutte le classi sociali (anzi, le stesse sono confuse e mescolate, a tal punto da rendere inutilizzabili gli schemi precedenti)… Tutte cose altamente positive… però, si ha l’impressione che queste provvidenziali trasformazioni abbiano travolto anche qualcosa che in fondo ci piaceva: a cui noi assistevamo, come di fronte ad un bel film, come di fronte ad un capolavoro ben riuscito. Mi riferisco a quel modo di vivere così spontaneo, a quella capacità di vivere mescolandosi agli altri, a quel linguaggio – il dialetto! – così espressivo, così diretto, così ricco di vita, così spregiudicato, così sincero… Chi non ha presente (mi riferisco alla nostra generazione) certe scene vissute al bar, dove era normale e straordinario assistere a ‘sfuriate’ o a ‘prese per il c…’ memorabili? Altro che commedia dell’arte! Sceneggiate in cui si travasava tutta una filosofia dal sapore molto antico. Ho girato parecchio l’Italia e mi sono convinto che la ‘dimensione popolare’ – in Romagna – abbia avuto una (sua) “felicità” particolare: tutti gli stili di vita popolare si assomigliano, hanno grandi cose in comune, ma presentano anche delle differenze non secondarie .

Giovannino Montanari

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