“Come, non ti ricordi di me?”

“Come, non ti ricordi di me?”

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Tanti incontri speciali iniziano proprio così. E vedono come protagonisti i nostri pensionati.

Ecco un esempio. Lui, appunto, è un pensionato di 86 anni, con la passione di fare quotidianamente delle passeggiate, da Marina Centro fino al Porto canale e viceversa. Elegante, distinto, anche benestante si può dire. Dopo la scomparsa della moglie si è “accompagnato” (così si dice da noi) con una signora che viene da fuori, più giovane di lui, che lavora come donna delle pulizie in varie case.

Quel giorno il nostro pensionato era andato a ritirare la pensione, e prima di tornare a casa aveva ripetuto la sua solita passeggiata. E si trovava proprio a Marica Centro quando una ragazza, bella, decisamente avvenente, lo ferma, e con un sorriso grande così, gli pone un amabile interrogativo:

“Ciao, ti ricordi di me?  Tu abiti ancora lì?”

“Sì, abito ancora a Vergiano…”

“Ti ricordi quando con le altre ragazzine e bambine venivamo a giocare vicino a casa tua?”

“Beh, adesso non mi viene in mente… allora eri una bambina, se tu fossi stata una bella ragazza come lo sei oggi la mia memoria non avrebbe dubbi…” (Il buon romagnolo non si smentisce mai!)

“Io, invece, mi sono trasferita proprio qui in quel condominio che abbiamo di fronte: ho un appartamento all’ultimo piano, con una vista sul mare che è uno schianto! Se vuoi venirlo a vedere, io vado su adesso… magari beviamo qualcosa… e stiamo un po’ insieme…”

L’invito, per il nostro, a dir poco è elettrizzante!

“Come no? Vengo volentieri a vedere come ti sei sistemata!”

Il condominio è proprio lì a due passi, nel cuore dell’area turistica di maggior pregio.

Entrano nell’atrio e prendono l’ascensore per raggiungere il sesto e ultimo piano. Appena dentro la cabina lei si avvicina al signore di Vergiano e scatta… un abbraccio travolgente tipico della fiammata improvvisa di chi non vuole perder tempo… Una stretta di grande intensità, oltremodo focosa, anche agitata, a cui collaborano entrambi le parti, e che dura tutto il “viaggio” necessario per arrivare all’ultimo piano. Usciti dall’ascensore, mentre lui è logicamente frastornato, la ragazza un po’ scompigliata si affretta a cercare le chiave dell’appartamento nelle tasche e nella borsetta. Senza trovarle.

“Allora sicuramente le ho lasciate nel garage quando ho parcheggiato la macchina… vado subito a prenderle. Aspettami qui, in un attimo sono di ritorno…”

Il nostro pensionato è rimasto lì ad attendere la ragazza – quella ragazza avvenente e provocante – forse per più di un quarto d’ora, poi uscito dalla sua condizione di… rintronato ha iniziato a sospettare qualcosa visto che la signorina non aveva più fatto ritorno. Poi, pian piano, è risultato chiaro e oltremodo spiacevole il bilancio di quell’incontro brevissimo ma impetuoso: a lui era sparito il borsellino con più di duemila euro, l’orologio e la catenina d’oro che la moglie gli aveva regalato per i cinquant’anni di matrimonio!

Un incontro, a suo modo, indimenticabile che lo ha portato più di una volta a ricostruire l’episodio, per capire chi potesse aver compiuto ‘una soffiata’, chi potesse aver collaborato con la ragazza segnalando la giornata in cui andava a ritirare la pensione. Tutto avvenne nel giro di pochi minuti, in quell’ascensore galeotto. Ma il tutto era iniziato con una domanda posta amabilmente, e con una grande sorriso: “Come, non ti ricordi di me?

Morale: un’infinità di truffe iniziano proprio così, con un approccio simile. Logicamente poi hanno uno svolgimento che varia di volta in volta. Ti possono appioppare della merce fasulla, ti possono portar dei soldi sotto forma di prestito… Le varianti sono innumerevoli, ma a farne le spese sono quasi sempre persone di una certa età. Con l’avanzare degli anni, si sa, la memoria non può conservare tutto del passato. E allora, i truffatori, fanno leva su certi appannamenti, per accreditarsi, di volta in volta, come conoscenti spariti (ma non c’erano mai stati) dall’orizzonte dei nostri malcapitati.

Biagio Riva

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