Storia del Turismo in Riviera

Storia del Turismo in Riviera

art-6

Linee per una storia del turismo sulla nostra Riviera, dal dopoguerra ai nostri giorni.

Sarà che non siamo più giovani…  e che, quindi, finiamo col vantarci di aver conosciuto – in diretta – un passato sempre più remoto. Metti gli anni Quaranta, quelli dell’immediato dopoguerra: siamo noi, ottuagenari (un po’ più o un po’ meno), che possiamo raccontarli, in esclusiva, sviscerandone episodi e dettagli. Ma in un’epoca che sembra attratta solo dal futuro – beninteso digitale – la nostra potrebbe assomigliare ad una magra consolazione. Invece no. In realtà, se ci fate caso, nella comunicazione che ora va alla grande – cinema, tv, google, youtube, netflix, ecc. ecc. – predomina il genere storico, con un’attenzione spasmodica al ’900!  Quindi, avanti senza paura: nel nostro caso, nella raccolta di fatti e testimonianze utili a ricostruire la storia del turismo romagnolo (con particolare riferimento al comprensorio riminese), dal dopoguerra ad oggi. La gente di queste parti, prima della guerra e subito dopo, viveva – nella stragrande maggioranza dei casi – di un lavoro durissimo e povero: quasi la metà della popolazione attiva era impegnata nell’agricoltura: si lavorava in campagna come mezzadri, coltivando un ettaro, un ettaro e mezzo, ma il più delle volte anche meno… Era una vita durissima, al limite dell’abbrutimento, che costringeva alla “convivenza forzata” vasti gruppi famigliari, figli, nuore, nipoti…

Ma gli altri lavori non è che fossero più facili: pensiamo ai pescatori, agli operai delle fucine, ai manovali… Pensiamo al livello di istruzione della popolazione di allora: a Rimini, ancora nel 1951, più del 70% dei residenti era analfabeta o aveva solo il titolo di scuola elementare. Ancora quarant’anni fa, il nostro piccolo mondo era fatto di gente il cui lavoro sconfinava nello sfinimento. Attività faticosamente manuali. Questa era la vita di buona parte della popolazione.

Quello che è successo, in generale, nella seconda metà del ’900 è qualcosa di veramente rivoluzionario. Nei paesi dell’Occidente il popolo ha rotto le catene che lo legavano alla brutalità del lavoro, soprattutto nei campi, ha rotto con la miseria nera. Si è riversato nella città, nelle industrie, nel commercio: travaso e capovolgimento assieme. Uno stacco storico formidabile, avvenuto o prima o dopo quasi ovunque. Da noi questa rivoluzione… si è chiamata Turismo.

La sete di vacanze

Nel 1950, la Riviera contava poco più di 500 esercizi alberghieri (comprese, logicamente, anche le pensioni e le locande); dopo dieci anni saranno più di 3000 e arriveranno, all’inizio degli anni ’70, a toccare le 4000 unità (da Cattolica a Cesenatico). Un parametro, quello alberghiero, che parla da solo.

Attorno, e insieme agli alberghi, sono sorti come funghi, negozi, gelaterie, ristoranti, dancing… il tutto sostenuto da una spinta crescente: la sete di vacanze degli europei e degli italiani del nord, che, come una “forza della natura”, travolse la nostra riviera. L’apoteosi delle prime vacanze in albergo: una realtà, magari vista e sognata al cinema, diventava improvvisamente accessibile a larghissimi strati delle popolazioni europee.

Una realtà senza grossi problemi di mercato, fino al termine degli anni Sessanta

Le nostre spiagge risultavano facilmente raggiungibili ed erano le uniche ad offrire posti letto per tutti, a prezzi straordinariamente bassi. È la grande stagione dell’albergo e della pensione familiare, alimentata sia dal turismo individuale che da quello promosso dalle grandi Agenzie di Viaggio europee: i famosi, e temibili, Tour Operators. Una domanda di vacanza così prorompente – che si presentava spontaneamente senza sollecitazione alcuna agli ingressi degli alberghi – non poteva impensierire gli operatori turistici locali. All’estero i tour operators vendevano e organizzavano le vacanze sulla nostra Riviera con impegno e alacrità, inviando turisti a partire dal mese di maggio. Furono anni senza preoccupazioni, cioè senza concorrenti temibili: infatti l’impero alberghiero spagnolo doveva ancora nascere. Quando diede i primi segni di vita, iniziammo a perdere clientela straniera, anno dopo anno.

La reazione

Finì, così, l’epoca dei successi facili e spontanei.

Un’epoca che non aveva avuto bisogno di protagonisti, o di particolari “invenzioni”. Ognuno aveva lavorato sodo nella propria attività, a testa bassa, e aveva raccolto i frutti di tanti sacrifici.  Ora suonavano dei campanelli di allarme.

Siamo alla fine degli anni Sessanta: inizia una nuova fase.

Personaggi e personalità interessanti cominciano ad emergere: saranno loro ad imprimere una svolta nel turismo, con soluzioni innovative. Nascono le prime cooperative alberghiere, la Fiera si presta ad ospitare i primi grandi congressi, gli enti turistici si associano fra di loro per realizzare una promozione più efficace, magari a sostegno della commercializzazione sviluppata dalle stesse cooperative. Tutto questo serviva ad arginare una situazione che vedeva i grandi “fabbricanti di vacanze” – i tour operators europei – privilegiare altre mete turistiche del Mediterraneo, a discapito della nostra riviera.

 

Giuliano Ghirardelli

home-catalogo home-calendario