Settembre a Ravenna, ovvero in una Romagna che se ne sta in disparte

Settembre a Ravenna, ovvero in una Romagna che se ne sta in disparte

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Una remota capitale che coltiva le cose più tradizionali, più forti e più gustose di questa regione
Ravenna se ne sta in disparte (si fa per dire) – tagliata fuori dalla Via Emilia e dalla grande strada ferrata – ma nella Storia con la esse maiuscola è stata tre volte capitale: dell’Impero Romano d’Occidente, del Regno degli Ostrogoti e dell’Esarcato Bizantino…

Appartata e gelosa della propria identità, anche gastronomica. Per non parlare della sua storia ottocentesca e novecentesca, ovvero la culla delle prime società di mutuo soccorso e delle prime cooperative. Qui è nato ed ha operato Nullo Baldini (30 ottobre 1862 – 6 marzo 1945), il più grande organizzatore di cooperative.

Che ci sia una sorta di corto circuito fra lo spirito popolare della Romagna e la sua creatività gastronomica non ci sono più dubbi: la voglia di vivere… apparecchiata a tavola!

Basta, a questo proposito, scorrere l’elenco dei vari “capitoli” che compongono la cucina locale, resa celebre da una grande varietà di piatti tipici, alcuni dei quali molto elaborati. Alla base di tutto sta la pasta fatta a mano, per preparare le squisite tagliatelle, i raffinati cappelletti, cotti in brodo di cappone, o le succulente lasagne, condite con il classico ragù di carne. I ravennati sono inoltre artisti nel cucinare carni e pesci di ogni tipo sulla brace, servendoli accompagnati dalla famosa piadina romagnola. Tra i dolci sicuramente da segnalare sono la ciambella romagnola e la zuppa inglese, specialità di crema pasticcera con biscotti imbevuti di Rosolio.

Vini di qualità, famosi in tutto il mondo, come il Sangiovese, l‘Albana ed il Trebbiano, completano il quadro della cucina ravennate.

 

Bianca Bezzi

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