Sempre più anziani, sempre più giovani (o, meglio ancora, sempre più giovanili)

Sempre più anziani, sempre più giovani (o, meglio ancora, sempre più giovanili)

In Italia, si assiste a un duplice processo che vede da un lato un progressivo aumento del numero degli anziani, che godono anche di sempre maggiore longevità, mentre dall’altro gli stessi anziani vivono profondi cambiamenti psicologici e culturali del loro status che ci piace chiamare “giovanilizzazione”.

E’ da considerare una particolare eccezione una società caratterizzata da un numero così alto di over 65, dove la “terza età” è diventata esclusivamente un prolungamento della condizione di adulto, mentre la vera vecchiaia è ulteriormente posticipata.

Com’è noto, l’invecchiamento di una popolazione ha due motori demografici: la denatalità che riduce il peso delle generazioni più giovani e la longevità che allunga la vita media.

Le caratteristiche della “giovanilizzazione” degli anziani sono molteplici; qui ne prenderemo in considerazione solo tre: l’autopercezione, la qualità della salute e lo stile di vita.

Autopercezione significa che a livello di accettazione linguistica il termine anziano tende ad essere sostituito da “maturo”.

Per quanto riguarda invece la salute, sebbene molti sottolineano l’aumento della longevità segnato dalle sofferenze di patologie cronicizzate, noi abbiamo la possibilità di constatare dal nostro osservatorio privilegiato, un progressivo aumento tra gli anziani degli anni vissuti in autonomia funzionale completa.

Il terzo aspetto si connette alla mentalità e allo stile di vita, di cui i comportamenti di consumo sono una spia.

Il fatto è che si impongono “nuovi” anziani dalle crescenti disponibilità di reddito, con maggiore propensione al consumo e con una diffusa visione edonistica. E’ forse l’aspetto più visibile della tendenza giovanilizzante, che si accompagna comunque a tante altre forme di diverso consumo, dal turismo (una volta pressoché solo religioso: i pellegrinaggi) alla cura di sé, dall’automobile ai farmaci per la sessualità. E vale anche per le tecnologie comunicative, la sicurezza domestica e la domotica, ottimo aiuto per continuare a rimanere nella propria casa. Tuttavia appare irreversibile la nuova mentalità degli anziani: che concepiscono questa loro fase della vita non più come una fatalistica attesa della morte ma come un lungo tempo di opportunità, di consumi, di esperienze… in ciò favoriti dalle migliori condizioni di salute.

Le tre età che si vivono – quella biologica, quella psicologica e quella sociale – sono tutte in profonda dilatazione. Di sicuro l’invecchiamento così declinato si pone come un grande work in progress che impegnerà decisamente tante scelte nei prossimi decenni.

Bianca Bezzi

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