Se prevale la pigrizia in alcune componenti anagrafiche della nostra società… non puoi gridare “l’Italia sta invecchiando!”

Se prevale la pigrizia in alcune componenti anagrafiche della nostra società… non puoi gridare “l’Italia sta invecchiando!”

In Italia c’è sempre da essere o diventare sospettosi nei confronti dei dati statistici o dei sondaggi che imperversano in TV o sui giornali. Ricordate l’ISTAT che non riusciva, in passato, a segnalare (o, meglio, a denunciare) i balzi in avanti dell’inflazione, oppure i vari

Osservatori regionali impegnati a dimostrare che le stagioni turistiche andavano sempre bene? Atteniamoci, allora, ai dati sicuri… quelli dell’Anagrafe, i dati demografici (su cui l’ISTAT non può sbagliare)… ma anche alla realtà che è sotto gli occhi di tutti, quella sotto casa, quella che tocchiamo con mano, direttamente.

Ma le cose non vanno bene egualmente: i dati demografici sono sicuri, sono certi, ma da essi si traggono, spesso e volentieri, valutazioni ed affermazioni che contengono, incorporati, dei giudizi (anzi dei pregiudizi) negativi.

Ad esempio, certe novità statistiche vengono liquidate con frasi del tipo “l’Italia è una società che sta invecchiando!”. Negando, in un istante, in maniera subdola, un secolo di conquiste sociali, economiche, scientifiche, sanitarie… Dobbiamo invece partire dal dato demografico (questo certo), altamente positivo, e dire: aumenta (da tempo) la durata della vita media!… ma siccome si riduce il Tasso di natalità, si dice che viviamo in una società che invecchia, che fa meno figli (la popolazione, addirittura, diminuirebbe se non ci fosse l’apporto dell’immigrazione).

Su questi dati certi, inoltre, si possono fare delle previsioni abbastanza attendibili.

A livello di Unione Europea: tra il 2000 e il 2020, la % delle persone tra i 65 e i 90 anni

passerà dal 16 al 21 % della popolazione complessiva, europea (mentre i giovani, tra i 15 e i 24 anni, passeranno dal 12, 4 all’11%). E’ la PIRAMIDE ROVESCIATA! È avvenuta come una sorta di rivoluzione silenziosa, la piramide pian piano si è capovolta!

Ora proviamo ad accostare questi dati a quelli relativi ad un altro fenomeno: l’Italia è un modello economico basato sulla vitalità delle PICCOLE IMPRESE e sull’AUTO-IMPRENDITORIALITA’ DIFFUSA (il lavoro autonomo). Tra i paesi industrializzati ha il numero più elevato di imprese: 10 ogni 100 abitanti ! (quasi tutte microimprese, 3,7 unità, artigiane soprattutto, commercio, ma ora anche prestatori di servizi ad alto livello tecnologico). L’Italia, con questo, sistema ha conquistato un benessere diffuso!

Ma ora tutto ciò sembra appannarsi: sembra che nel mercato unico europeo, anzi in quello mondiale (la globalizzazione) siamo meno competitivi, soffriamo di più la concorrenza: sembra quasi che la società italiana non sia più una società così ATTIVA, priva di pulsioni giovanili e di sufficiente innovazione… (perdita di competitività).

Onestà vuole, a questo punto, che si riconosca il ruolo straordinario della “componente non giovanile” nel mondo della piccola impresa e del lavoro autonomo, a fronte di una certa riluttanza (chiamiamola così) da parte delle altre fasce d’età…

La novità, quindi positiva, è rappresentata dalla nostra popolazione ‘matura’ sempre più ATTIVA (sempre più protagonista): un panorama sociale composto da personaggi creativi, da imprenditori, da auto-imprenditori, da consulenti… all’insegna di “non si esce di scena quando si è vecchi… ma si è vecchi quando si esce di scena…”

 

Giovannino Montanari 

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