Romagna, pro o contro. Due testimoni d’eccezione: Giovanni Pascoli e Renato Serra

Romagna, pro o contro. Due testimoni d’eccezione: Giovanni Pascoli e Renato Serra

Due romagnoli di primo piano che rispondono ai nomi di Giovanni Pascoli e Renato Serra. Due giganti della letteratura scomparsi alla vigilia (o quasi) di quel Trentennio che racchiuse disastri umani inenarrabili: la Grande guerra, la dittatura e il secondo conflitto mondiale. Sono, il Pascoli e il Serra, due ‘fari’ di quella Romagna civile, umanissima ed umanista, a cui tutti vorrebbero dedicare le nuove, eventuali, Istituzioni (sullo sfondo c’è sempre l’idea della Regione Romagna… ). Eppure anch’essi non resistettero alla deriva nazionalista di quegli anni. Il poeta di San Mauro promosse la campagna di conquista della Libia, mentre il raffinato critico cesenate aderì allo spirito della Grande Guerra, e fu ucciso nelle trincee del Podgora, nel luglio del 1915, a pochi giorni dall’inizio del conflitto. Renato Serra sapeva che quella guerra era, come le altre, “… una perdita cieca, un dolore, uno sperpero, una distruzione enorme e inutile.” Ciò nonostante non volle sottrarsi al sacrificio comune. Non volle abbandonare la gente del popolo, proiettata in una prova così dura. Egli chiese, come intellettuale che fino ad allora aveva vissuto in un privilegiato (e umanamente misero) isolamento, di essere accolto fra loro. “Mi contento di quello che abbiamo di comune, più forte di tutte le divisioni. Mi contento della strada che dovremo fare insieme, e che ci porterà tutti egualmente: e sarà un passo, un respiro, una cadenza, un destino solo, per tutti. Dopo i primi chilometri di marcia, le differenze saranno cadute come il sudore a goccia a goccia dai volti bassi giù sul terreno… Non c’è tempo per ricordare il passato o per pensare molto, quando si è stretti gomito a gomito, e c’è tante cose da fare; anzi una sola, fra tutti. Andare insieme …”, scrive Serra nel suo Esame di coscienza di un letterato (1915).

A noi, fortunatamente, il destino ha riservato prove, o scelte, ben meno tragiche. 

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