Una rivista utile per interpretare il mondo, vecchio e nuovo, dei pensionati

Una rivista utile per interpretare il mondo, vecchio e nuovo, dei pensionati

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LiberEtà, ovvero il mensile dello SPI, il Sindacato pensionati italiani della Cgil

Lì vi potete trovare uno spaccato, preciso e fedele, di una certa Italia: quella dei pensionati vicini al Sindacato, di gente che ha lavorato sodo nella vita (più operai che impiegati) e che ora trascorre parte del suo “tempo libero” a contatto con gli ambienti e i ritrovi del suo mondo politico e, appunto, sindacale (più sindacale che politico, di questi tempi). Diciamo “tempo libero” fra virgolette perché il pensionato, in generale, di impegni durante la giornata ne deve assolvere e svolgere parecchi: tra pratiche nei vari uffici, bollette da pagare, ricette da ritirare, acquisti vari (“la spesa”) per la famiglia – la sua – compresa spesso quella dei figli e dei nipoti, quindi di tempo non ne rimane molto. Quello che resta  lo dedica agli amici del bar, per giocare a carte o seguire animatamente il Campionato di calcio o le Coppe; il sabato sera e la domenica pomeriggio a volte va a ballare nel vicino Centro Sociale (solitamente moglie e marito); al Sindacato ci va per ragguagli di tipo economico o per qualche riunione importante; non disdegna, però, di frequentare presso lo SPI o i circoli AUSER corsi di scrittura o di informatica (“trascrivere e raccontare la propria vita” ed “internet” sono in testa alle classifiche).

Questo mondo, che solo in apparenza – però – sembra presentare la stessa faccia di un tempo, è ben rappresentato nelle numerose pagine di LiberEtà, dove logicamente predominano i temi sindacali di questa categoria: la più cospicua nell’intero panorama degli iscritti. Una rivista che, pur nella sua ufficialità, sa offrire spazio alla satira e all’ironia, a ruota libera: dalle vignette di Sergio Staino alla rubrica finale “Non perdiamoci di vista” di Marcello Teodonio, ricca di spunti felici… e tanto per citarne uno, tratto dal primo numero del 2019, ve lo riportiamo integralmente:

Un sorriso a inizio anno fa bene. E allora ecco questa parabola sul matrimonio scritta da Henny Youngman (violinista e commediografo statunitense, 1906-1998): “La gente ci chiede il segreto del nostro lungo matrimonio. Noi andiamo al ristorante due volte alla settimana. Lumi di candela, cena, musica di sottofondo e ballo. Lei ci va il giovedì e io il venerdì”. 

Chissà quale messaggio ci voleva trasmettere Marcello Teodonio: forse un’idea più moderna del matrimonio, del rapporto di coppia, che deve fare i conti sia con l’unione e la solidarietà necessarie, ma anche con l’aspirazione ad una vita individuale più ricca, più realizzata. E come in tutte le cose, forse, ci vuole equilibrio, buon senso  e rispetto degli altri.

L’ 8 marzo è vicino.

Alexia Vanni

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