Riccione. La leggenda delle Terme miracolose, dal Beato Alessio al Duce

Riccione. La leggenda delle Terme miracolose, dal Beato Alessio al Duce

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All’inizio fu una leggenda. Quella del Beato Alessio, patrono di Riccione, un umile pastorello in odore di santità per le sue doti taumaturgiche. La leggenda narra che a scoprire le sorgenti termali fosse proprio lui mentre stava pascolando il proprio gregge. Un giorno si narra che giunse l’avanguardia di un esercito stremato per la stanchezza e assetato per il lungo viaggio. Domandarono al pastorello dove potevano trovare la fonte più vicina, allora Alessio conficcò il suo bastone nella sabbia dove zampillò acqua limpida e salutare. Immediatamente i soldati trovarono vigore.

Ancora oggi si trova in questo luogo una piccola cella votiva dove c’è scritto in latino:

Viandante arresta il passo da quest’acqua famosa per i suoi miracoli, avrai la salute”.

Le prime analisi delle acque furono eseguite solo nel 1890 dal Conte Felice Pullè, primo Direttore Sanitario dell’ospedale Ceccarini di Riccione, che ne rivelò la ricchezza di sali minerali e l’efficacia nella cura delle insufficienze epatiche. Tuttavia lo stabilimento termale vero e proprio sorse anni dopo: bisogna aspettare il 1900 perché in questi luoghi venga costruito il primo centro dove si sfruttavano le proprietà benefiche di queste acque che risultano ricche di Sali di Sodio, Bromo, Iodio, Zolfo e Magnesio, e oggi sono scientificamente classificate come salsobromoiodiche sulfuree magnesiache.

Lo stesso Duce, che era romagnolo, vi fece visita nel 1939, ma questa è un’altra storia.

Sono passati i tempi in cui alle terme si associava solo l’immagine di luoghi frequentati da persone intente a curare esclusivamente artrosi e calcoli al fegato: oggi l’antichissima terapia termale si rivela un rimedio ideale per combattere anche i più diffusi disturbi della vita moderna, come stress e invecchiamento precoce.

La nuova cultura della bellezza e dello stare bene, in forma, ha comportato un innovativo approccio alla cura di sé.

 

Bianca Bezzi

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