Quattro pensionati in gita per cercare il Popolo che non c’è più.

Quattro pensionati in gita per cercare il Popolo che non c’è più.

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Che nella “città del diario” lo puoi ritrovare integralmente

 

Quattro pensionati, residenti dalle nostre parti, ogni tanto dedicano una giornata alla visita dell’entroterra; sempre con un obiettivo preciso… ed originale, soprattutto, per stupire gli altri coetanei che stazionano quotidianamente sulle stesse panchine del quartiere. Quest’anno la meta è Pieve Santo Stefano nella vicinissima Toscana. Una località che si raggiunge percorrendo la statale che costeggia il fiume Marecchia e che parte da Rimini, passando accanto a borghi affascinanti come Verucchio e Pennabilli (ma l’imperdibile San Leo è poco distante). Man mano che ti inoltre e sali sull’Appennino si dirada la presenza umana: solo boschi e boscaglie a perdita d’occhio. Dal Passo di Viamaggio si scende, raggiungendola rapidamente, a Pieve Santo Stefano. In quel paese c’è qualcosa che attira i nostri amici pensionati.

Ma andiamo per ordine. Negli anni ’80, un valente giornalista, Saverio Tutino (autore, tra l’altro, di importanti libri sulla rivoluzione cubana), avvicina il sindaco di quella località, dove lui soggiornava ogni anno, per fargli una proposta inconsueta, che così possiamo riassumere: “Senta Sindaco, io colleziono da anni materiale raccolto soprattutto nei mercatini: si tratta di diari, manoscritti, taccuini delle trincee di guerra, lettere d’amore dei secoli passati, diari di giovani chiusi a chiave con il lucchetto, racconti di migranti o di contadini, segreti affidati a pagine di quaderni; sono un centinaio di documenti che io reputo preziosi e che sono disposto a cedere al vostro Comune in cambio della promessa, da parte di Pieve Santo Stefano, di realizzare un museo in grado di acquisire ed ospitare tanti altri documenti del genere”. Il Sindaco accolse con entusiasmo la proposta (altri l’avevano rifiutata) e, così, in questo lembo di Toscana che confina con Umbria, Marche ed Emilia-Romagna, in una valle circondata da monti, protetta dall’Appennino, nella piccola cittadina di Pieve Santo Stefano, è nata nel 1984 la “Città del diario”. 

Al centro di tutto ora c’è il Piccolo museo del diario, all’interno delle stanze del Cinquecentesco Palazzo Pretorio (sede del Comune), che espone e conserva alcune preziose testimonianze autobiografiche, attraverso un coinvolgente percorso multisensoriale e interattivo. Li vi si trova una sorta di antologia dell’immenso materiale (più di 8000 documenti) catalogato e sistemato presso il vicino Archivio Diaristico Nazionale. Un piccolo percorso museale che conduce per mano il visitatore attraverso le scritture di persone comuni che hanno raccontato la storia d’Italia: “memorie private, storie singole e personali sono diventate storie collettive e universali, affiancandosi così alla Storia con la S maiuscola e intrecciandosi ad essa a tal punto da far parlare di storia scritta dal basso“. 

Fra tutti i documenti esposti spicca il Lenzuolo a due piazze che la contadina Clelia Marchi ha riempito di fitte righe con la storia della sua vita, composte con pazienza, con un pennarello, quando è morto il suo amato Anteo: “le lenzuola non le potevo più consumare col marito, e allora ho pensato di adoperarle per scrivere”.

 A Pieve Santo Stefano si conserva, come in uno scrigno, il “diario” di un Paese che non c’è più: l’Italia contadina, operaia, artigiana, che viveva sulle strade, nelle borgate, che emigrava, che sudava la vita in tanti lavori manuali ora scomparsi dall’orizzonte, un’Italia non da rimpiangere, ma da rispettare profondamente.

Giuliano Ghirardelli

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