Ma quante cose ci sono dentro la nostra Romagna!!?

Ma quante cose ci sono dentro la nostra Romagna!!?

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C’è stato un periodo in cui si discuteva apertamente e vivacemente della Romagna regione autonoma. Ora le acque si sono calmate, ci sono altri problemi. Non pensiamo più a governarci da soli… senza essere condotti per mano dalla nostra sorella maggiore, l’Emilia, più grande e più potente di noi, in grado di incuterci anche un po’ di soggezione. Le cose erano o sembravano così.

Eppure, la Romagna possiede una storia ben più forte e più omogenea della nostra parente emiliana. Un tantino più imbarazzante però, se è vero che il suo protagonista più importante – o, meglio, più ingombrante – risponde al nome di Mussolini (con tutto quello che ne segue). Ma vogliamo guardarla in faccia questa storia, e da vicino? Senza abbassare gli occhi.

Per trovare gli “ultimi fuochi” di quella Romagna incandescente, bisogna tornare indietro di mezzo secolo, agli anni ’60 e ’70, in un periodo in cui in Italia era facile ‘deragliare’, in Romagna come altrove. Lo storico forlivese Roberto Balzani ha descritto con grande efficacia la “politicofilia” romagnola  delle origini nel suo libro dedicato alla nostra regione (edito da Il Mulino): “Il rapporto fra i romagnoli e la politica è, da tempo, un elemento consolidato del ‘carattere’ regionale: non è un uomo valutabile – scriveva Antonio Beltramelli già nei primi anni del Novecento – colui che non sia ascritto a un partito qualsiasi; chi non si proclamerà gridando, strenuo propugnatore di qualche forma politica, non godrà mai piena stima in Romagna (…). V’è un solo Dio: la Politica; questo è il verbo che guida gli uomini rossi nella loro vita irruenta. La letteratura sulla ‘politicofilia’ romagnola è amplissima, suffragata da precoci forme di partecipazione collettiva alla vita pubblica, dall’emersione di grandi ‘domatori di folle’ (basti pensare ad Andrea Costa, a Mussolini, a Nenni), dallo stesso compiacimento con cui i regionali hanno guardato e ancora guardano a questa loro tradizione (…) “.
Balzani ha ragione, la politica qui è sempre stata come una sorta di corazza che ognuno portava addosso per combattere meglio tutti gli altri: vivere schierati, armati, equipaggiati… non solo, ma la politica con le sue semplificazioni e schematismi offriva a tutti la possibilità e la sicurezza di interpretare il mondo, di non sentirsi inferiori a nessuno. Il massimalismo italiano ha trovato in Romagna una culla formidabile (e il suo terreno di coltura è l’Ottocento). Ma Balzani mette in evidenza un’altra caratteristica romagnola (e ne spiega le origini): la convivialità, la capacità di “mettersi assieme”, la dimensione associativa… Si ha quasi l’impressione – e sintetizzo grossolanamente – che dentro la corazza facinorosa e massimalista, quasi obbligatoria qui da noi, ci sia sempre stata una visione più pragmatica e ragionevole delle cose: i romagnoli, sospinti a seguire esteriormente i ‘domatori di folle’, hanno offerto, invece, il meglio di sé in tante altre cose più ragionevoli e positive: la laboriosità, le cooperative, l’intraprendenza economica, l’emancipazione femminile, la libertà sessuale, la voglia di vivere pienamente, di divertirsi…

Si è trattato solo di una breve e felice stagione – quella della Romagna maestra di ospitalità e di socialità – oppure il tutto appartiene a quell’armamentario dell’identità ottocentesca che Balzani ben descrive nel suo libro?

Auguriamoci che il “meglio” non sopravviva soltanto come misera illusione.

Quante cose ci sono dentro la nostra Romagna!!? … Ecco perché non è sbagliato interrogarsi e chiedersi di “quale Romagna andare orgogliosi”.

 

Giuliano Ghirardelli

 

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