Un pugliese di Francia

Un pugliese di Francia

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L’ho incontrato in un piccolo albergo di Miramare e mi è sembrato l’immagine più rappresentativa dell’Europa d’oggi, ovvero di un vecchio continente rimescolato continuamente, giunto ad un benessere che ora appare vacillante.

E’ lui, appunto, l’Europa d’oggi. L’Europeo medio che riassume sulla sua pelle e nella sua esistenza i cambiamenti più salienti del vecchio continente: immigrazione vecchia e nuova, lo sfiorire di una economia dal passato glorioso, l’invecchiamento della popolazione, la voglia di viaggiare e anche di vivere altrove per lunghi periodi rimanendo attaccati (sempre di più) alla cultura delle proprie origini… Un europeo così esiste e si chiama Giovanni, ha settant’anni e dall’età di quindici vive in Francia. E’ nato in Puglia, dove torna solo per qualche occasione. Non ci tornerà a vivere, e così pure i figli e i nipoti, che d’altronde non parlano italiano. Eppure il legame con la sua terra è profondo e continuo: è uno dei responsabili di un’associazione franco-italiana che riunisce immigrati, e loro discendenti, di origine pugliese; un’associazione, simile ai nostri centri sociali, punto di ritrovo di pugliesi che provengono quasi tutti dal suo paese natale, e in prevalenza pensionati. Lo incontro in un piccolo albergo di Miramare, un hotel dignitoso e ben curato, non grandioso come quelli spagnoli, che è abituato a frequentare magari in maggio o giugno; perché lui con la sua associazione, con i suoi soci, organizza viaggi e soggiorni un po’ ovunque: sono stati in Corsica, in Portogallo, in Egitto, a Fatima, in crociera nel Mediterraneo… Ora con il suo gruppo è in vacanza a Rimini, per due settimane al mare: tutto organizzato comprese le gite in motonave, le serate danzanti e le feste in albergo. Un soggiorno improntato al relax, al riposo, mezza giornata al mare, poi shopping, magari in giro per i mercatini. Giovanni mi fa capire, con il suo diario delle vacanze, l’importanza delle passeggiate fra negozi e botteghe, dell’immergersi nella vita animata e colorata dei viali che pullulano di locali e attività commerciali (sia da noi che in Spagna); da questo punto di vista piace Rimini e così pure Riccione e Cattolica (apprezzata per la sua vasta isola pedonale, che concentra con gusto tutta la vita della cittadina). E, così, sono qui da noi in Luglio: la Spagna in alta stagione è più cara e non ha posto per i gruppi (per inciso: anche da noi, dieci anni fa, in Luglio la disponibilità ad ospitare i gruppi era assai limitata… ma questo è un altro discorso). E, appunto, cambiando discorso, gli chiedo “coma va con i francesi?” La sua risposta potrebbe sembrare paradossale: “I francesi non ci sono più… si sono mescolati a tutti gli altri…”. Lo dice anche per farmi capire che i tempi sono cambiati, che non siamo più negli anni ’50 quando la Renault aprì un grande stabilimento e arrivavano dal Sud Italia 700 italiani, solo maschi, che andarono a popolare un villaggio di 1500 abitanti, con le ragazze blindate in casa e con la popolazione che inveiva contro di loro…

Oggi, e da tempo, non esiste più nessuna frizione; anzi, il suo Comune organizza ogni anno una grande manifestazione in cui tutte le associazioni (che rispecchiano le tante nazioni di origine) presentano prodotti, cibi e tradizioni di ciascun paese. Tutto bene allora? “Non direi – risponde l’amico franco-pugliese – anche da noi le fabbriche, e ce n’erano tante, se ne sono andate, sono state esportate in altre nazioni! Mentre gli stranieri continuano ad arrivare… se da noi si costruisce un palazzo, metà degli appartamenti (che si svaluteranno ben presto) vengono venduti mentre il resto deve essere affittato ai nuovi immigrati, pakistani, marocchini…”

Un’amara conclusione che, pronunciata da un “vecchio immigrato”, fa capire quanto la realtà sia più complicata e più grande delle nostre piccole forze.

L’Europa ora è in vacanza, è fuori casa. Al rientro l’attende una serie di grane da risolvere. E chi aveva previsto scenari del genere?

Giuliano Ghirardelli

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