A proposito del Liscio, vogliamo uscire dagli stereotipi e dai luoghi comuni!?

A proposito del Liscio, vogliamo uscire dagli stereotipi e dai luoghi comuni!?

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Il “mito” del Liscio, più ancora di quelli legati alla Piada e al Sangiovese, permette di scavare le particolarità di una regione a cui tutti riconoscono caratteristiche speciali, quasi esclusive.

Chiariamolo subito: la Romagna, la sua storia, ma soprattutto la sua civiltà popolare scaturiscono non tanto dalla vita di fabbrica quanto da vicissitudini legate alla campagna, alla sua origine rurale. Esisteva nella nostra terra, nel cuore del Novecento, nelle pianure e nelle colline attorno alla Via Emilia o nelle valli segnate dai fiumi, una popolazione ricca di relazioni sociali così avanzate da segnare ed influenzare positivamente il futuro della nostra regione. Si trattava, nella stragrande maggioranza di famiglie di “mezzadri” o di piccoli, piccolissimi, coltivatori diretti che coltivavano non solo la terra… ma anche rapporti di amicizia con tutti i vicini. Ma ascoltiamo la testimonianza di uno di loro, figlio di mezzadri, che all’inizio degli anni ’50 vive, da ragazzo, quella particolare stagione (non dissimili da quelle anteguerra): “… ci sono delle belle serate che non dimenticherò mai, dovute al fatto che la nostra casa era il ritrovo di tutti i nostri amici, compresi anche gli amici dei nostri genitori: un gran via vai di ragazzi, specialmente di sera quando si faceva la veglia proprio da noi; per me che, senza soldi né motore, era difficile uscire si trattava di trascorrere serate tranquille e divertenti. Da questo punto di vista eravamo una famiglia allegra e socievole, a partire dai nostri genitori che si divertivano ad “indagare” e a curiosare nelle nostre avventure amorose. Soprattutto per Carnevale si organizzavano delle feste da ballo proprio in casa nostra, un grande punto di ritrovo. Di feste ne abbiamo fatte tante, fin da quando ero ragazzino. Ho il ricordo preciso di una “veglia” in casa nostra, con diciotto coppie: ognuno di noi doveva trovare una ragazza e portare una gallina a testa… quindi diciotto galline, una esagerazione: ma così si usava e così si faceva! Si ballava tutta la notte del sabato, poi ci si ritrovava la domenica pomeriggio fino a sera, per bere e mangiare tutto quello che era rimasto. E’ bene ricordare che a cucinare provvedevano, sul posto, le mamme di tutte le ragazze presenti… Quelle serate non le scorderò mai…” D’inverno si ballava, al suono di una fisarmonica o con il grammofono, nelle case coloniche (ce n’era sempre una che raccoglieva “a veglia” tutto il vicinato), mentre d’estate si frequentavano le balere di campagna (locali all’aperto, in molti casi annessi alle trattorie o alle osterie). E la colonna sonora di questi momenti di ritrovo era composta, prevalentemente, dalle note di walzer, polke e mazurke, che tutti ballavano con impegno, classe e vigore… in una sorta di corteggiamento, generalizzato, “alla luce del sole”.

Nasceva il Liscio, a suggellare, a simboleggiare, a rappresentare quelle caratteristiche particolari del popolo di Romagna, di quella gente: così aperta agli altri, così disponibile ad aprire la propria casa, la propria famiglia, dove il ruolo delle donne e delle ragazze si stava già liberando da una subalternità ben presente in altri ceti sociali, quella “ inferiorità” che solo successivamente subirà critiche e denunce.

Può bastare – questa piccola ricostruzione – per capire meglio quella frase che l’Assessore regionale al turismo Andrea Corsini, ha dedicato alla Notte del Liscio: “La Romagna ha, così, celebrato in chiave contemporanea la sua identità…”? A proposito, nel 2017 la Notte del Liscio offrirà tutte le numerose iniziative in programma nel periodo che va dal 9 all’11 giugno, lungo tutta la Riviera (senza trascurare l’entroterra).

Giovannino Montanari

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