Poi si finisce sempre a parlare dei Tedeschi

Poi si finisce sempre a parlare dei Tedeschi

art-2

Dialogo fra due pensionati sul dopo corona-virus.

 

Quasi sempre fuori casa, loro erano abituati a scambiarsi opinioni su tutto. Ai giardinetti del quartiere o al bar dei cinesi. Ultimamente anche per lunghe passeggiate nel parco: soprattutto da quando era invalsa, ma direi ‘esplosa’, l’opinione che camminare fa bene alla salute, allunga la vita (… e poi non costa nulla, un elemento, questo, che i due pensionati non sottovalutano mai). Ore e ore insieme, a sviscerare l’intero universo, in alto e in basso. Dalle piccole novità di quartiere (relazioni extraconiugali incluse) alle ultime notizie dalla Germania, su cosa fanno i tedeschi guidati dalla Merkel (invidiati e ‘sospettati’ al tempo stesso). Diciamolo, i due sono tendenzialmente pessimisti. O meglio, sono portati a vedere quasi esclusivamente il lato critico e negativo delle cose. Dimostrare ottimismo o dare giudizi benevoli risulterebbe una stonatura… come una giacca di seta sui jeans.  

Fra i due, il più giovane (si fa per dire) cerca ogni tanto di essere obbiettivo, positivo, di trovare una via d’uscita ai tanti problemi che ostruiscono la strada verso il futuro. Ma lo fa di solito senza troppa convinzione.

Ora, per via del contagio, non uscendo mai di casa (alla Coop ci vanno le mogli) si sentono soltanto al telefono.

Ci tengono a starsene lontano da WhatsApp, Chat o altre diavolerie simili. Di solito si interpellano via cavo solo di pomeriggio.

–        Allora come va in famiglia? 

–        Tranne la noia, il resto non c’è male. Hai fatto bene a telefonarmi. Mi ero stancato di fare le parole incrociate…

–        Valerio, puoi guardare anche la televisione! Nel primo pomeriggio, sul canale 48 della Rai, c’è stato un bel dibattito sull’Europa e sull’economia che ci ritroveremo dopo questa bufera…

–        È meglio non sentirle certe discussioni! Tu lo sai come la penso…

 

E qui – il pensionato che vede tutto nero, che parla alzando abitualmente la voce, che si entusiasma quando sente in tv qualcuno ancor più aggressivo di lui – si produce in uno sfogo ben documentato (almeno a suo parere) … Gli argomenti sono sempre gli stessi: l’euro l’hanno inventato per punirci! Noi eravamo diventati una potenza mondiale, più ricca nell’esportazione di Francia e Germania. Chirac l’aveva detto che serviva una moneta unica per controllare la Lira. Ci hanno voluto ingabbiare! Così l’Italia è stata distrutta, ridimensionata sul piano industriale e riempita di disoccupati…

Il suo interlocutore, più mite ma più refrattario ai discorsi da bar, cerca di introdurre qualche dubbio su quel disprezzo a getto continuo riservato a tutto quello che fa l’Europa:

–        Dai Valerio, non possiamo dare la colpa sempre agli altri. Il debito pubblico, da record, ce lo siamo procurato noi, da grandi spendaccioni… Burocrazia, tasse sproporzionate, malavita organizzata… non saranno colpa dei francesi! È chiaro che l’Europa Unita ha tanti difetti, che dobbiamo correggere… Però pensa a cosa è successo negli ultimi cento anni, proprio per le guerre scatenate fra loro dalle potenze europee, sempre divise, sempre nemiche. Ventidue milioni di morti nel primo conflitto mondiale e cinquanta milioni nel secondo!

–        Ma cosa c’entrano le guerre con l’euro!!??

 

E qui, il pensionato “mite”, taglia corto. Non tenta di spiegare come sia necessario approdare ad una economia unica per raggiungere una vera unione politica… e fa ricorso a quello che aveva sentito in televisione qualche tempo fa.

–        Valerio, lo sai cosa rispose Schröder, il Cancelliere tedesco, quando gli chiesero: “Ma come mai lei è così entusiasta dell’euro?”. Lo sai cosa rispose? “Perché mio padre è morto in guerra…” 

 

La telefonata quel pomeriggio non durò più di tanto.

Valerio subito dopo chiese al nipote di cercare su Internet la voce Schröder. E venne fuori che il personaggio risultava a capo della Germania dal 1995 al 2005, e che aveva perso il padre il 4 ottobre 1944, quando lui aveva appena sei mesi: un orfano di guerra, cresciuto in condizioni precarie con la madre che lavorava come donna delle pulizie. Aveva poi fatto il commesso, studiando alle scuole serali. 

Non solo. Il nipote tirò fuori un’altra notizia: Gerhard Schröder ha trascorso, spesso, le sue vacanze estive a Pesaro.

A quel punto Valerio, pensando ai turisti tedeschi in vacanza sull’Adriatico e a certe stagioni favolose della sua gioventù, sorrise improvvisamente. Per la prima volta, in quel pomeriggio.

 

Giuliano Ghirardelli

home-catalogo home-calendario