Un po’ di saggezza politica non guasta

Un po’ di saggezza politica non guasta

Anche Claudio Martelli è ormai giunto all’età della saggezza: nel 2016 compie 73 anni! E’ stato Ministro della Giustizia e, durante quell’incarico, ha creduto e sostenuto fino in fondo Giovanni Falcone, all’epoca in cui il magistrato siciliano veniva bistrattato dai suoi stessi colleghi. Basterebbe questo per considerare degna di ammirazione la figura di Martelli. Notevole è anche la sua capacità di analisi della storia italiana, a partire dal dopoguerra. Ed è proprio in occasione del 2 giugno – festa della Repubblica – che Claudio Martelli, sulle pagine del Resto del Carlino, di quella storia traccia una sintesi illuminante (a mio modesto avviso):

i segni di subalternità conseguenti alla divisione del mondo in blocchi contrapposti che certo sarebbero stati minori senza l’appartenenza del partito più grosso della sinistra al campo comunista egemonizzato dall’Urss. Questa scelta dei comunisti italiani – non la volontà aprioristica di escluderli – comportò che l’unica alternativa possibile fosse l’alternanza alla DC nella guida della Repubblica e dei governi costituita dai socialisti e dai laici. Una nazione ritrovata nel progresso economico e sociale, civile e culturale, un progresso senza paragoni col passato, questo è stata la prima Repubblica. Anche l’eredità e la responsabilità del debito pubblico non può essere disgiunta, in un giudizio storico equilibrato, dalla salvaguardia della pace sociale e dalla straordinaria crescita economica. Più grave mi sembra che un debito contratto in lire sia stato aggravato anziché ridotto con la nuova più forte e non svalutabile moneta unica e che ancora oggi si continui ad accrescerlo. Insieme con la pesantezza ideologica e la partitocrazia democratica erede del partito unico fascista il vero limite della prima Repubblica fu quello di non aver superato per tempo i limiti di un’economia mista a prevalenza pubblica. Così che le indispensabili privatizzazioni furono fatte tardi e troppe in una volta mentre ormai anche la politica si era privatizzata. Molti vizi del passato, a cominciare dalla corruzione e dal trasformismo, continuano a inquinare la vita pubblica, altri nuovi e peggiori si sono imposti negli ultimi venti anni e se ne intravedono di nuovissimi ancora peggiori. La fine dei partiti storici ha lasciato campo aperto ai partiti personali e alle improvvisazioni elettorali – terreno fertile per tutti i demagoghi… Eppure vi sono anche segni di ripresa e di speranza nella gioventù che non si arrende e studia e lavora e si migliora, negli adulti e nei più anziani che sanno e vogliono rendersi utili alla loro comunità. Bisogna aprire le strade al merito nella concorrenza trasparente, bisogna emancipare il bisogno non coltivarlo nell’assistenzialismo…

Quando Martelli parla di segni di ripresa e di speranza, che lui individua anche “negli adulti e nei più anziani che sanno e vogliono rendersi utili alla loro comunità”, bisognerebbe interrogarsi meglio su quali siano veramente le azioni fruttuose e vantaggiose per la società che noi, appunto, potremmo mettere in campo. Noi più che… adulti. Praticare del volontariato? I ceti più deboli e gli immigrati ne hanno bisogno. Difendere il tessuto democratico, con una maggiore partecipazione politica? Continuare a lavorare, quando ciò è possibile? La ripresa economica ha bisogno dell’apporto di tutti. Offrire un sostegno a quella politica internazionale che punta ad eliminare le guerre e combattere la fame?

Come vedete, le cose da fare non mancano.

 

Giuliano Ghirardelli

home-catalogo
home-calendario