Nudo di Ferragosto, a portata di ombrellone

Nudo di Ferragosto, a portata di ombrellone

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Con annesse considerazioni sul burkini e sul perizoma dilagante

Una mattinata sotto l’ombrellone, in pieno Agosto, dalle parti di Viserba. Si dorme sul lettino, avvolti nel caldo, e risvegliati dalla motonave che nel suo giro di propaganda, in prossimità della spiaggia, illustra il fascino delle escursioni a Gabicce o al Porto di Rimini (immancabile la traduzione nelle tre lingue, inglese, tedesco e francese, come a ricordarci che siamo – o eravamo? – la capitale europea del turismo). Anche il mio vicino di ombrellone legge, come me, il Corriere della Sera: in prima pagina, come al solito, notizie “pesantissime”, dalla crisi di governo agli immigrati in balia del Mediterraneo, alle massicce proteste di Hong Kong; tutti e due intenti sugli articoli più impegnativi, ma non al punto da non vedere passare proprio accanto a noi  una bella giovane, non filiforme, anzi… con un costume (chiamarlo perizoma sarebbe troppo) che nel retro è praticamente inesistente, mettendo in bella mostra un lato b scolpito alla perfezione, nonché decisamente abbondante, trasportato con grande naturalezza… Il mio vicino di Ferragosto, benché accompagnato dalla moglie, non rinuncia ad una sua battuta (è un professore, quindi la sua è una citazione, non proprio leopardiana come poi farà sapere, tratta dal repertorio di Tinto Brass): “È sempre meglio passare ai posteriori che ai posteri…”. Anch’io vorrei dire qualcosa di spiritoso, ma in questa circostanza mi viene in mente – per contrasto – soltanto l’immagine delle donne mussulmane in spiaggia con il burkini, il costume femminile che copre interamente il corpo, esclusi la faccia, le mani e i piedi. E allora avanzo, invece, con i vicini di ombrellone, dei discorsi confusi e dubbiosi, a partire dalla superiorità delle conquiste femminili nell’Occidente, in fatto di libertà e di autonomia: volevo dire, in sostanza, che dobbiamo favorire la liberazione di quelle donne che vivono, o provengono, da quei paesi meno fortunati dei nostri, ma che dobbiamo farlo con tutta la sensibilità e il rispetto dovuto a stili di vita basati su tradizioni secolari. Volevo dire, ma penso di non esserci riuscito, che ci vogliono anche le buone maniere in una battaglia che deve essere giustamente intransigente; senza compromettere, tanto per rimanere alla vita di spiaggia, la libertà della donna di vestirsi come meglio crede… Conciliare tutto non è facile, soprattutto nell’atmosfera rovente di Ferragosto.

Giuliano Ghirardelli

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