Quelle notizie che fanno piangere e sorridere allo stesso tempo

Quelle notizie che fanno piangere e sorridere allo stesso tempo

Capita a volte di imbattersi in delle notizie che sembrano confermare in pieno le “teorie” che ti sei costruito, un po’ alla volta, nella tua testa; poi, però, scavando nella stessa notizia ti accorgi che le cose sono molto più complesse di quanto pensavi e che mal si adattano a facili interpretazioni. Ma veniamo al fatto, ben illustrato dai quotidiani locali, accaduto a Rimini, nella nostra Rimini, alla vigilia di Natale: un padre muore durante il primo giorno di lavoro della figlia, assunta da un ambulante cinese; lui era andato a vederla al mercato; finalmente un lavoro per la figliola… ma il suo cuore non ha retto.

Così, a prima vista, la notizia sembra dar ragione a certe teorie che sostengono il “disimpegno” dei nostri giovani nei confronti dei lavori più impegnativi, ed in particolare demotivati nei confronti dell’attività imprenditoriale, a partire dalle piccole attività considerate poco prestigiose. Sembra, quindi, annunciarsi una fase in cui gli immigrati sostituiranno i residenti, non solo nel lavoro dipendente ma anche nella gestione delle imprese. Qualcuno – estremizzando – ha detto: “ le prossime generazioni di italiani, quando avranno consumato interamente i capitali messi a loro disposizione dai nonni e dai genitori, andranno a chiedere un posto di lavoro ai cinesi…” E non ci sarebbe nulla di male… se ciò non fosse il frutto di una de-responsabilizzazione, collettiva e di massa, che ci passa sotto gli occhi.

Ma torniamo a quella tragica notizia. La ragazza aveva, sì, trovato lavoro presso quel banco gestito da un cinese ma con l’obiettivo di assecondare un progetto costruito assieme al padre: nel tempo avrebbero rilevato la licenza, dall’ambulante straniero, e si sarebbero messi insieme – padre e figlia – in quella nuova attività. Il padre aveva rinunciato al suo vecchio lavoro ed aveva già acquistato un piccolo furgone.

Verrebbe quasi da chiedere scusa a questi italiani – e ci auguriamo siano tanti – che si sono “rimboccati le maniche” e che non aspettano sempre dagli altri la soluzione ai propri problemi. Magari progettando in famiglia un impegno in prima persona: aprire un piccolo negozio, dar vita ad una cooperativa, entrare a far parte della grande galassia del lavoro autonomo, senza disdegnare di fare una buon apprendistato come lavoratore dipendente…

L’Italia per rinascere ha bisogno di buone soluzioni politiche ma anche, e soprattutto, di gente che affronti a viso aperto e con coraggio le responsabilità della vita.

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