Meno figli, più nonni!

Meno figli, più nonni!

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Tutto sta cambiando rapidamente nel panorama demografico e sociale italiano. È necessario abbandonare gli schemi del passato.

In Italia, il peso della ‘terza età’ cresce a dismisura? Sembra più che certo, ed è frutto della combinazione di due elementi determinanti. Il primo: la vita media, grazie a tanti fattori di progresso, si allunga… a vista d’occhio. Mentre il secondo elemento potremmo presentarlo così, senza tanti giri di parole: gli italiani non hanno proprio più voglia di fare figli! E pure gli stranieri hanno iniziato ad imitarci: le coppie formate da almeno uno straniero iniziano a essere meno desiderose di creare famiglie. La conclusione, avvallata anche dagli esperti, viene presentata così: “l’Italia sembra inesorabilmente e, forse, irrimediabilmente condannata al suo destino di Paese per anziani”.  Al 1° gennaio 2019 si stimano circa 2,2 milioni di individui di età pari o superiore agli 85 anni… Ora chi ha i capelli bianchi, tanto per intenderci, di fronte a come vengono presentate le cose, viene quasi assalito da un vago senso di colpa: quasi fossero diventati troppo ingombranti. Le cose non stanno così. Anzi. Eppure c’è qualcosa che amareggia sottilmente la popolazione “matura” del nostro Paese. Quasi non fosse chiaro qual è il ruolo giusto da assumere raggiunta una certa età. Lasciare spazio ai giovani, dicono in molti, sia in economia che in politica… e detto così sembra quasi un invito alla passività. Come dire: fatevi da parte… Inoltre, in una situazione contraddistinta dalla bassa natalità, l’aumento della sopravvivenza ha portato ad una netta prevalenza della popolazione anziana rispetto ai giovani, “con squilibri intergenerazionali che possono costituire un fattore di rischio per la sostenibilità del sistema Paese”. E, poi, c’è l’altro capitolo problematico: quello dei giovani che lasciano la famiglia di origine sempre più tardi. Le statistiche parlano chiaro: al 1° gennaio 2018 i giovani dai 20 ai 34 anni sono 9 milioni 630 mila, il 16% del totale della popolazione residente; rispetto a 10 anni prima sono diminuiti di oltre 1 milione 230 mila unità (erano il 19% della popolazione al 1° gennaio 2008). Più della metà (5,5 milioni), celibi e nubili, vive con almeno un genitore.

Potremmo  di fronte a tutto ciò lanciare chissà quali nuove proposte politiche e sociali, in realtà è più facile che spontaneamente, nella società, avanzino soluzioni in gran parte impreviste: come ad esempio quella della formazione di nuove (o vecchie?) tipologie famigliari che vedono la presenza di tre (o persino quattro?) generazioni… Non il vecchio patriarcato contadino (per tanti aspetti oppressivo), ma una rete di rapporti famigliari improntati alla solidarietà e alla libertà allo stesso tempo. Il futuro dei prossimi italiani “maturi” riserverà tante sorprese, tante novità. Oltretutto indispensabili.

Nicola Tomelli

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