Un Maestro di cinema… un Maestro di vita

Un Maestro di cinema… un Maestro di vita

art-3

A Castel Sismondo qualcosa da non perdere, la mostra ‘Fellini 100 Genio immortale’.

 

Vengo subito alla presumibile domanda: “Esiste, e resiste, tuttora la Rimini di Fellini?”

Il grande regista se ne andò dalla sua città all’inizio del 1939. Aveva appena compiuto i 19 anni. Se ne andò definitivamente in quell’anno, per gettare l’ancora della sua vita in un mare ben più grande e difficile, quello di Roma. La risposta non è semplice. Intanto, però, voglio dirvi una cosa: questa di Fellini è l’occasione giusta per conoscere meglio la nostra città, che di Fellini è stata la culla naturale e la vera ispiratrice artistica. Come avrete capito i protagonisti di questa storia sono due: Fellini e Rimini. Le loro vicende si incrociano, si dividono, tornano a fondersi nel finale, diventando, e confermandosi, inseparabili. Per sempre.

Mi sia consentita una aggiunta: anagrafica. Con Fellini gli anni contano. Ho incontrato – ad esempio – molti giovani che, pur rispettando (quasi timorosamente) la grandezza del regista, avevano visto pochissimi suoi film. Quasi niente. Invece la mia generazione – quella nata negli anni Quaranta, ma anche prima – ha un rapporto speciale, formidabile, con Fellini. Specialmente se si è vissuti in provincia. Parlo di chi fu adolescente e iniziò la propria gioventù prima del boom economico, in quei modesti “anni cinquanta”. Tutto, allora, contribuiva a restringere, a limitare. Almeno così sembrava. I calzoni corti e con le toppe, le scuole migliori solo per i ricchi, le ragazzine inavvicinabili, gli enormi sensi di colpa indotti dagli ambienti in cui si viveva, più arcigni che severi, con la chiesa in testa… quel mondo cittadino così ristretto, anche fisicamente… tutto lì, in quel Corso d’Augusto così insopportabile, specialmente la domenica pomeriggio, quando le famiglie, bardate a festa, avanzavano a passo lento, misurando, nel confronto con le altre, tutti gli sforzi fatti per raggiungere un certo decoro. Sembrava che il ruolo di ciascuno fosse stato definito e sancito una volta per tutte: non rimaneva che ammirare le famiglie di successo, quelle a cui era permesso ogni cosa, anche quanto era difficile da immaginare.  In quell’Italia così soffocante ognuno si arrangiava come poteva. Chi aveva trovato una guida sicura nella scuola – o in qualche prete veramente provvidenziale (ce n’è sempre uno) – apparteneva ad una minoranza di privilegiati. La maggioranza dei ragazzi aveva, però, trovato una propria via d’uscita, per riflettere, per non soccombere sotto la cappa grigia di una società che non permetteva di sognare e di evadere. Quella via si chiamava “cinema”: ed era anche la nostra vera scuola di filosofia, di sociologia, di politica, e di tutto quanto si vuole. La nostra aula magna. E dagli schermi ci giungevano tanti incoraggiamenti. Allora le sale cinematografiche erano stracolme, soprattutto di giovani di tutte le estrazioni sociali. E lo schermo di quelle sale aveva un prestigio e un’autorità oggi impensabili, che neppure la televisione ha saputo eguagliare.

Fu in quel periodo, nei modesti e poveri anni Cinquanta, che nelle sale arrivarono a raffica i film di Fellini: Lo sceicco bianco (1952), I vitelloni (1953), La strada (1954), Il bidone (1955), Le notti di Cabiria (1957). In quelle opere, ed in particolare nelle prime due, venivano alla luce tutti i limiti della nostra vita di provincia. Amorevole ed implacabile, allo stesso tempo, era la rappresentazione che Fellini ne faceva. Soprattutto ne I vitelloni: una serie di esistenze velleitarie, come quella di Leopoldo – l’ingenuo aspirante scrittore -, o meschine come quella del bellimbusto Fausto, bugiardo e negligente, protagonista nel film (interpretato magistralmente da Franco Fabrizi).

Eppure, noi ci sentivamo confortati, nel nostro disagio. Ma, soprattutto, la nostra vita trovava lo specchio giusto: chissà, forse, tutti quanti siamo stati restituiti, anche grazie a Lui, a scelte più dignitose, più corrette.

 

 

Ed ora Rimini ha dedicato una grande mostra al suo Regista, al suo Interprete


Sabato 14 dicembre è stata inaugurata la mostra itinerante “Fellini 100 Genio immortale”: primo grande appuntamento delle celebrazioni del Centenario. La mostra allestita nelle sale di Castel Sismondo rimarrà a Rimini fino al prossimo 15 marzo. Una scelta nata per avvicinare la città, già “vestita a tema” grazie agli allestimenti natalizi, all’opera e all’immaginario del Maestro, in un’anticipazione di quello che sarà il Museo internazionale Federico Fellini.

“Fellini 100 Genio immortale”, ruoterà attorno a tre nuclei di contenuti, nella cornice di un allestimento scenografico innovativo: la storia d’Italia a partire dagli anni Venti-Trenta per passare poi al dopoguerra e finire agli anni Ottanta attraverso l’immaginario dei film di Fellini; il racconto dei compagni di viaggio del regista, reali, immaginari, collaboratori e no; la presentazione del progetto permanente del Museo Internazionale Federico Fellini.
 Tra le varie sezioni che compongono la mostra, una presenterà il materiale del Fondo Nino Rota, il celebre compositore che ha collaborato con Fellini su molti film. E ancora, tra i materiali inediti, sarà esposta la primissima sceneggiatura di quello che poi sarebbe diventato Amarcord, intitolato “Il borgo”, in una prima stesura, e la sceneggiatura di Otto e mezzo di proprietà di Lina Wertmuller, che fu assistente alla regia di Federico Fellini proprio in quel film.
 Sfileranno gli abiti di moda ecclesiastica di Roma accanto ai costumi del Casanova, per i quali lo scenografo Danilo Donati ottenne l’Oscar. Viene esposto, sempre dal set di Casanova, il ciak originale, uno dei prestiti della Fondazione Fellini di Sion, con la quale il Comune di Rimini ha siglato un protocollo di intesa. La mostra resterà allestita a Rimini fino al 15 marzo per poi cominciare il suo viaggio e arriverà a Roma il prossimo aprile 2020 a Palazzo Venezia, per poi varcare i confini nazionali con esposizioni a Los Angeles, Mosca e Berlino.

Giuliano Ghirardelli

 

home-catalogo home-calendario