Le parole (e i versi) di un guerriero, di nome MacArthur

Le parole (e i versi) di un guerriero, di nome MacArthur

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Il Generale Douglas MacArthur, una delle maggiori personalità americane del XX secolo, eroe delle Filippine e artefice della resa giapponese, ci illumina sul rapporto giovani/anziani, con un discorso pronunciato ai giovani cadetti dell’accademia militare di West Point, nello stato di New York, nel 1945. Ma quando si diventa anziani (se ancora vogliamo usare questo termine)? A questa domanda non è facile rispondere. La definizione di anziano va riferita agli anni vissuti, comparati con l’aspettativa di vita.

In Africa, dove l’aspettativa di vita è molto bassa, si diventa “anziani” intorno ai 50 anni, mentre nel nostro Paese, dove la vita media è invidiabile, l’ingresso nel mondo degli anziani avviene – ormai per definizione – intorno ai 75 anni (ma non era 65 fino a qualche anno fa?!).

A prescindere dalle statistiche, è molto più appropriato fare riferimento non all’età anagrafica – come suggerisce il Generale – ma alle condizioni dello spirito, al sapersi adattare con serenità e saggezza al fisiologico decadimento psicofisico e alla naturale evoluzione della vita.

Alcune persone vivono invece in maniera traumatica l’inesorabile passare del tempo, si rifiutano di prenderne atto e diventano passivi, privi di vigore e interesse in ciò che la vita può ancora offrire… che poi sarebbe proprio quello che ci fa invecchiare!

Ma lasciamo la parola a MacArthur.

 

La giovinezza non è un periodo della vita,

essa è uno stato dello spirito,

un effetto della volontà,

una qualità dell’immaginazione,

un’intensità emotiva,

una vittoria del coraggio sulla timidezza,

del gusto dell’avventura sull’amore del conforto.

Non si diventa vecchi per aver vissuto

un certo numero di anni.

Si diventa vecchi perché si è disertato

il proprio ideale.

Gli anni rigano la pelle e rinunciare

al proprio ideale riga l’anima.

Le preoccupazioni, i dubbi,

le paure e le disperazioni

sono i nemici che lentamente

ci fanno scivolare verso la terra

e diventare polvere prima della morte.

Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia.

Egli chiede come il bambino insaziabile.

E dopo? Egli sfida gli avvenimenti 

e trova la gioia nel gioco della vita.

Siete così tanto giovani quanto la vostra fede.

Tanto vecchi come il vostro dubbio.

Tanto giovani come la fiducia in voi stessi.

Tanto giovani come la vostra speranza.

Tanto vecchi come il vostro abbattimento.

Rimarrete giovani finché rimarrete ricettivi.

Ricettivi a ciò che è bello, buono e grande.

Ricettivi ai messaggi della natura,

dell’uomo, dell’infinito.

Se un giorno il vostro cuore dovesse essere

intaccato dal pessimismo e roso dal cinismo,

possa Dio avere pietà della vostra anima di vecchi”

 

( a cura di Alexia Vanni)

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