La Via Emilia, Dario Fo e gli infuocati anni Settanta

La Via Emilia, Dario Fo e gli infuocati anni Settanta

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Per un itinerario turistico-politico in Bassa Romagna


La Via Emilia, dopo un periodo di appannamento (ma solo a livello di immagine) dovuto allo “strapotere” della parallela autostrada, è tornata alla ribalta, addirittura come itinerario turistico. Percorrendola si scopre l’alta qualità della vita che le sta attorno. Senza dimenticare la bellezza dei borghi presenti sulle colline che la costeggiano (nel tratto romagnolo tre nomi su tutti: Santarcangelo, Longiano e Bertinoro). Ma la Via Emilia brilla soprattutto per la laboriosità e il pragmatismo della gente che lungo quell’arteria ha dato vita a migliaia di imprese, a piccoli e grandi capannoni. Tanto lavoro, con una concezione della vita e della politica tutta particolare.

C’è un piccolo episodio che riguarda la nostra Romagna, e quel paesaggio umano ed industriale lungo la Via Emilia… L’episodio risale agli “infuocati” anni settanta e può essere emblematico del modo di vivere e delle peculiarità della regione. Il famoso Dario Fo ‑ attore ed autore di un teatro eminentemente politico ‑ era solito trascorrere le vacanze sulla costa, a Cesenatico. Le sue posizioni ideologiche ‑ collocabili all’estrema sinistra ‑ facevano di lui, in quegli anni, un punto di riferimento: non c’era lotta, occupazione, movimento che non richiedesse la sua presenza come uomo di spettacolo, come intellettuale che potesse dar lustro e in qualche modo avvallare tante iniziative, tutte di sapore libertario ed anticapitalista…

Neanche le vacanze o il diritto a qualche giorno di ferie, allora, consentivano di anteporre il riposo alla politica… quindi tranquillamente qualcuno andò a trovare Dario Fo, nel suo alloggio estivo a Cesenatico, per invitarlo a tenere uno spettacolo, di lì a qualche giorno, in un paese dell’entroterra, lungo la Via Emilia: l’attore non avrebbe potuto rifiutarsi, si trattava di sostenere una lotta operaia, di celebrare uno dei suoi spettacoli in una fabbrica in crisi occupata dai lavoratori, appunto, in lotta.

Fo, generosamente, disse subito di sì. Lo spettacolo si tenne, all’aperto, nel piazzale della fabbrica – che si affacciava proprio sulla Via Emilia – dove i lavoratori e le maestranze avevano dato vita ad una grande festa. Fu una bella, calda e calorosa serata d’estate. Ci fu solo un piccolo particolare, che non corrispondeva a quanto frettolosamente era stato prospettato all’attore: la fabbrica in crisi non era stata occupata ma, bensì… acquistata dai lavoratori,  e per realizzare questa operazione era stata costituita una cooperativa.

L’ideologia quella sera non aveva trionfato, in compenso, tutto fu straordinariamente piacevole: la convivialità dei commensali, la concretezza e la competenza emersa nei discorsi dei lavoratori e dei dirigenti, la bontà dei cibi cotti al momento, il sorriso e l’accoglienza riservata agli ospiti tra quelle tavolate all’aria aperta…

Un piccolo episodio che ci rinvia a tante altre situazioni di questa Romagna in cui l’iniziativa privata presenta spiccate caratteristiche sociali, una regione laboriosa e civile allo stesso tempo…

Questa Romagna poco ideologica ma molto pragmatica ha più cose da dire di quanto non si pensi, oggi più di ieri.

 

Giuliano Ghirardelli

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