La terza età divisa in due (grosso modo)

La terza età divisa in due (grosso modo)

Ma la pensione non è tutto. Ci sono i risparmi accumulati nel tempo. Ma c’è anche un reddito che deriva dal lavoro che molti svolgono ancora. Si tratta, secondo il CENSIS, di dipendenti o liberi professionisti: 2,7 milioni di 65enni e ultra 65enni hanno un altro lavoro. Saltuario, per un milione e mezzo di persone, continuativo per 929mila. “A lavorare nonostante l’avanzare degli anni è soprattutto chi ha titolo di studio e competenze elevate, che gli consentono di svolgere lavori poco usuranti: il 36,6 per cento degli anziani laureati, il 28,6 dei diplomati, solo il 14,7 per cento di coloro che si sono fermati alla licenza elementare.” In linea di massima gli anziani di oggi sono dinamici e attivi, e pure generosi.

Alle due estremità del panorama che compone la terza età troviamo, da una parte, chi se la passa bene finanziariamente e che, disponendo di una buona cultura, continua ad impegnarsi con soddisfazione e con ulteriori risultati economici… dall’altro capo troviamo i disagiati e gli scontenti della propria vita quotidiana; non bisogna, pertanto, mai dimenticare che ancora molti over dispongono di uno scarso potere d’acquisto, e vivono un senso, un sentimento di inutilità sociale.

E’ quindi necessario ridare o recuperare un ruolo sociale per questa componente diffusa della terza età, ridare valore, utilizzando il bagaglio di esperienze che possiede. Da qui uno sforzo di creatività e di impegno politico per realizzare qualche progetto importante e significativo, come quello, ad esempio, di istituire una sorta di «Servizio civile»: lo immaginiamo come un’attività incentrata sull’insegnamento pratico che le vecchie generazioni possono impartire ai giovani ed ai ragazzi (pensiamo soprattutto ai lavori incentrati sulla manualità, legati all’artigianato, all’agricoltura…); riacquistare un ruolo attraverso la trasmissione di una serie di esperienze, nell’ambito di una attività che verrà remunerata nei limiti del possibile. Aumenterebbe il potere di acquisto e la ‘considerazione sociale’ di chi nell’ambito della terza età non ha ancora trovato un cammino soddisfacente.

Morale: considerare la terza età come una risorsa e non solo un costo sociale.  

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