La piada. Una vecchia conoscenza tornata alla ribalta con successo!

La piada. Una vecchia conoscenza tornata alla ribalta con successo!

 In Romagna, in ordine di importanza, dopo il ballo viene la tavola. O viceversa.

Anzi, ultimamente la ristorazione sta prendendo il sopravvento. La cena diventa un’ottima occasione per trascorrere una lunga serata in compagnia. La scelta del locale, sia esso ristorante, trattoria, pizzeria o – perché no? – cantinetta, non è mai fatta a cuor leggero. Si valuta tutto con attenzione, a partire dalla distinzione fondamentale: carne o pesce, cucina contadina o cucina marinara?

Ma negli ultimi anni è subentrata una novità di successo: nel cuore della ristorazione romagnola è arrivata (si può dire sia tornata?) la piada!

Era al centro, in un passato ormai remoto, di una cucina che potremmo definire “povera”: farina, strutto, sale e acqua per fare una buona piadina non serviva e non serve altro. Oggi è diventata la protagonista della nostra gastronomia: nei ristoranti, nelle trattorie, nelle botteghe ad essa dedicate (“le piadinerie”), nei chioschi lungo le strade o nei viali, tra i pini e gli alberghi.

Quando pranzare o cenare può, oltretutto, diventare una cosa semplice, economica e simpatica: basta fermarsi mezz’oretta in una delle tante piadinerie (botteghe, chioschi o… locali trendy, appositamente specializzati) della città, dei borghi o della costa, dove spesso si trovano ancora le arzdore (l’antica ed originale stirpe di donne romagnole) intente a impastare, stendere e farcire piadine e cassoni.

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