Intervista a Marta Agostini, una campionessa in tema di ospitalità, già entrata nella storia del nostro Turismo

Intervista a Marta Agostini, una campionessa in tema di ospitalità, già entrata nella storia del nostro Turismo

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Chi è – e cos’è stata – Marta Agostini nel Turismo riminese

Una protagonista assoluta, nella seconda fase del nostro Turismo; la prima era quella dei pionieri, i coraggiosi riminesi che dal nulla, dal dopoguerra in poi, costruirono il nostro “impero turistico”, fatto soprattutto di tanti piccoli alberghi, di tanti locali improvvisati sui lungomari o sulla sabbia, ristoranti, pizzerie, dancing… Grandi sacrifici, e una straordinaria capacità di accogliere e metter a proprio agio ospiti che arrivavano da tutt’Europa. Fu un successo vero e proprio. Il successo di un “popolo” che si cimentava per la prima volta in un lavoro che non era quello delle campagne o delle officine. Gli anni Cinquanta e Sessanta furono tempi di crescita continua, fino a quando, alla fine di quel periodo, la concorrenza degli altri paesi emergenti ci tolse il primato del turismo internazionale. Queste prime crepe spinsero gli operatori più sensibili a trovare nuove soluzioni, ad avvicinarsi gli uni agli altri: nacquero le prime cooperative di albergatori, si cercò di crescere professionalmente, di collegarsi agli enti pubblici per promuovere assieme la Romagna.

Ed è a quel punto che spuntarono all’orizzonte i nuovi giovani. E  tra i più brillanti di quella seconda stagione troviamo Marta, che appena diplomata inizia a lavorare nella più importante agenzia di viaggi dell’epoca (l’Adriatur), iscrivendosi contemporaneamente alla nascente Università del Turismo, come prima matricola addirittura… Ma la vera svolta – di quella fase – fu la nascita nel ’68 della prima cooperativa fra albergatori (“Promozione Alberghiera”), un gioiello invidiato e imitato da tutta Italia, che accolse subito Marta tra i suoi primi funzionari; ad assumerla furono due personaggi mitici nella storia del nostro turismo: Marco Arpesella, albergatore e mecenate, e Nicola Sanese, giovane  e impegnatissimo direttore. E lì Marta, fino al 1989, svolse un ruolo commerciale e organizzativo di grande rilievo. Successivamente, dal 1992 al 2015 andrà a gestire l’albergo di proprietà dei genitori. Una piccola struttura che collegata ad altre darà vita al Consorzio Piccoli Alberghi di Qualità, un’organizzazione che Marta dirigerà, come presidente, fino al 2010. Poi nel 2015, dopo quasi cinquant’anni anni di attività nel Turismo, decide di staccare la spina e passare stabilmente nella nostra categoria di… pensionati tuttofare.

Infatti, Marta, ora, continua più di prima a viaggiare, a seguire corsi (sull’arte in primo luogo) e lezioni all’università della terza età. Non manca mai agli appuntamenti culturali della nostra città: oggi come oggi un calendario fitto fitto di iniziative, ma quando in passato scarseggiavano Marta promosse gli appuntamenti degli “Amici del Venerdì”, un punto di incontro che diede vita a vent’anni di conferenze, visite e approfondimenti, soprattutto legati alla storia dell’arte e al nostro territorio. Tutta la sua esperienza nel turismo e nell’approfondimento della storia Marta ha cercato di tradurla, soprattutto nel suo Consorzio di Piccoli Alberghi, nella sperimentazione di un moderno Turismo Culturale.

 

Cara Marta,

qualche settimana fa, io e Giovannino, avevamo pensato di iniziare con te una serie di interviste: una carrellata di opinioni e di riflessioni sul nostro Turismo, e sulla Romagna, interpellando i protagonisti di questa realtà, di questa storia; in un periodo non eccessivamente brillante, ma neppure particolarmente critico. Poi è accaduto l’imprevedibile! Siamo entrati in uno scenario da racconto di fantascienza. Chiusi in casa per proteggersi dalla pandemia!

E in casa, ora, da solo, ti scrivo da computer a computer.

Ci conosciamo da circa quarant’anni (o qualcosa di più) … abbiamo anche fatto in tempo ad accumulare una serie di esperienze, che dovrebbero servire soprattutto a cercare di capire la gente che ci sta attorno, e a comprendere come vanno le cose in questo mondo, in questa Italia.  Adesso, purtroppo, vanno male! Recupereremo la salute, come dicono gli addetti. Non recupereremo facilmente quel certo benessere di cui beneficiava la stragrande maggioranza dei nostri concittadini. Non mi convincono quelli che, pur in buonafede, sostengono che nessuno perderà il lavoro… come se – di fronte ad una vera crisi economica, come si profila nel dopo coronavirus – il nostro sistema fosse in grado di garantire uno stipendio a tutti, indipendentemente dal fatto che lavorino o meno.

Ed ora ti prego di rispondere a queste mie quattro domande…

 

Giuliano Ghirardelli

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