Il Turismo tra misteri e ministeri. La ridefinizione continua di una materia così strategica per il futuro del Paese

Il Turismo tra misteri e ministeri. La ridefinizione continua di una materia così strategica per il futuro del Paese

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L’Italia è bella perché è varia, con una storia che va a zig-zag, piena di ripensamenti e correzioni (bisogna pur porre rimedio agli errori fatti!). Sentite, a proposito, la storia accidentata di quella figura istituzionale chiamata “Ministero del Turismo”: il Ministero del turismo e dello spettacolo (questa era la dizione esatta) venne istituito per la prima volta dal Governo Segni nel 1959, e fu abrogato con un referendum nel 1993; a quella consultazione parteciparono più di 36 milioni di italiani che tranquillamente decisero ‘di far fuori’ la suddetta  struttura, ritenuta obsoleta e accentratrice; senza alcun tentennamento, l’82% dei votanti si schierò a favore dell’abrogazione! A quei tempi gli italiani facevano il tifo per le Regioni, le quali avrebbero dovuto avere mano libera in fatto di Turismo. C’è da dire, inoltre, che in 34 anni si alternarono ben 24 ministri alla carica di quel dicastero, per una durata media di 17 mesi (neanche un anno è mezzo a testa…). Poi ci fu un ripensamento e, così, dal 2009 al 2013 il ministero ritornò a galla con due nuovi protagonisti: la Vittoria Brambilla e Piero Gnudi.  Dopodiché la carica fu nuovamente abolita, e le deleghe conferite ai Ministri del Beni e delle Attività culturali. E siamo arrivata alle elezioni politiche di quest’anno e al nuovo governo varato da poco: con il voto di fiducia incassato alla Camera ed al Senato dal Governo Conte, il dipartimento del Turismo sarà trasferito nel Ministero delle Politiche Agricole, e quindi nelle mani del neo-ministro Gian Marco Centinaio. Quindi dai Beni culturali all’Agricoltura. Nulla da eccepire, come ha ben spiegato Centinaio: “gli stranieri vengono in Italia sia per le sue bellezze storiche, architettoniche, naturalistiche, sia per l’enogastronomia”. Vedi, dunque, il valore prezioso del nostro paesaggio agrario, dell’agriturismo, dei prodotti tipici e, in sintesi, della nostra millenaria civiltà contadina. Un apparentamento che non cade a sproposito, anche se il mondo economico legato al Turismo si aspettava l’inaugurazione di un vero e proprio ministero dedicato esclusivamente al proprio settore.

Ultima annotazione, quasi una curiosità: in quel fatidico 1993, nella schiera dei referendum abrogativi c’era anche quello dedicato al Ministero dell’Agricoltura; dicastero, anch’esso, eliminato a “furor di popolo” con il 70,23% degli italiani favorevoli al trasferimento completo della materia alle Regioni.

Come dire: la democrazia, la meglio cosa che ci sia, non sempre garantisce in fatto di   lungimiranza.

 

Giovannino Montanari

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