2. Il pensionato di periferia e i cinesi del suo quartiere

2. Il pensionato di periferia e i cinesi del suo quartiere

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L’integrazione vista da vicino, letta sui giornali e auspicata di tutto cuore.

Il pensionato di periferia, il nostro eroe preferito, è lì che attende gli amici al bar. Fuori piove adagio adagio, quasi per non contraddire la siccità che ha regnato finora. Dai vetri, appena gocciolanti, lui esamina la piazza, abbracciandola con un solo sguardo. C’è poca gente in giro, ma le serrande sono tutte alzate. Da tempo non c’è più un negozio sfitto. La piazza sicuramente prima o poi riprenderà a lavorare alla grande. Diciotto esercizi tutti aperti non sono pochi. Il quartiere ne è orgoglioso. C’è più vita, più sicurezza, qualche occasione di incontro in più: ci si ferma volentieri a parlare per strada o dentro le botteghe; poi col bel tempo ci sarà ancora più gente e più bambini sulle panchine della piazza.

Il nostro pensionato, ancora in attesa, ha tutto il tempo di riflettere e di fare qualche conto. Ci tiene soprattutto a contare – orgogliosamente – quante sono fra le diciotto attività quelle gestite dagli immigrati, dagli stranieri. Il parrucchiere è cinese, così pure i due bar; ma anche la piccola sartoria è gestita da una coppia con gli occhi a mandorla, mentre il negozio di frutta e verdura (di grande successo) è gestito dalla famiglia di un giovane albanese. Prima del loro arrivo la piazza aveva preso una brutta piega: le serrande abbassate sembravano destinate ad aumentare progressivamente; la piazza era data già per “spacciata”. Sono arrivati “loro” e, pian piano, la vita commerciale è rinata… in attesa che la piazza diventi un vero e proprio “centro commerciale naturale”. Di successo.

La stampa locale ha riportato proprio in questi giorni i dati statistici, relativi alla nostra regione: in Emilia Romagna i cinesi residenti sono quasi 30.000; la quinta comunità dietro romeni, marocchini, albanesi e ucraini, e fortissimi nelle micro-attività. “Mica vanno a lavorare sotto padrone! Loro puntano decisamente al lavoro autonomo”, pensa a voce alta il nostro, senza evitare di rivolgere un pensierino ai tanti giovani italiani che dovrebbero imparare qualcosa da loro…

In Emilia Romagna sono circa 5000 le ditte individuali gestite dai cinesi: a Reggio e a Modena in prevalenza nella moda, nel tessile e nell’abbigliamento, da altre parti soprattutto nella ristorazione (bar e ristoranti).

Qualcuno dice che sono, però, una comunità chiusa in sè stessa? In nostro pensionato, che è di natura ottimista, si fida soprattutto di quello vede: infatti ha sotto gli occhi il fidanzamento (ma anche qualcosa di più) della ragazza del bar (“la cinesina”) con un bravo giovane nostrano.

Il Mondo visto dal suo angolo – sì, è confermato – va amalgamandosi. “Impastandosi, direbbe mia moglie”. Un’allusione che lo porta a scoprire che si è fatta ora di pranzo.

Giuliano Ghirardelli

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