Questo è il Delta del Po. Questo il suo Parco, tra idrovie e vecchi casolari abbandonati.

Questo è il Delta del Po. Questo il suo Parco, tra idrovie e vecchi casolari abbandonati.

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Questo è il Delta del Po. Questo il suo Parco, tra idrovie e vecchi casolari abbandonati.

Il fascino assoluto della solitudine, delle grandi bonifiche che, prima, riempirono quelle nuove distese di agricoltori e di casolari, per lasciare, poi, che il tutto venisse dimenticato durante l’epocale esodo dalle campagne.

Ora il paesaggio ha conquistato il diritto ad essere conservato per quello che è, senza ulteriori trasformazioni: un’area umida tra le più vaste d’Europa, fatta di terre e acque in continuo movimento e mutazione: la più giovane del territorio italiano andata via via formandosi, con la svolta di quattro secoli fa, a partire dall’anno 1604 quando i Veneziani (i potenti di allora!), temendo l’interramento della loro città, deviarono il corso del Po più a sud.

Da lì ebbe inizio la formazione del Delta moderno, risultato congiunto dell’azione dell’uomo (soprattutto con il prosciugamento e la riduzione a coltura di vaste aree) e della dinamica naturale delle foci, nell’incessante opera di trasporto e sedimentazione del fiume che portò nel tempo alla nascita di rami nuovi e di nuovi avamposti sabbiosi. Poi, finalmente, si arrivò alla creazione del Parco Regionale del Delta (quello emiliano-romagnolo nel 1988): un gioiello incastonato nel cuore della riviera adriatica dell’Emilia-Romagna; un ambiente naturale tra i più ricchi e interessanti di tutto il territorio italiano, situato nelle province di Ferrara e Ravenna; con una superficie di circa 60.000 ettari, lungo la costa per 60 chilometri, dal Po di Goro alle saline di Cervia. 

Del Parco fanno parte alcune zone umide salmastre site lungo la costa e nell’immediato entroterra, quali la Sacca di Goro, le Valli di Comacchio, le Piallasse Ravennati, le Saline di Cervia e le zone umide interne di acqua dolce delle Valli di Campotto. Tra affascinati paesaggi lagunari, chiuse e manufatti di regolamentazione idraulica, troviamo i centri storici di Mesola, Comacchio, Ravenna e Cervia. Si tratta di un lembo di pianura padana che offre una gran varietà di ambienti e attrattive culturali, che possono essere visitati in diversi modi. L’Idrovia Ferrarese, inoltre, rappresenta una realtà unica in Emilia-Romagna, consentendo la navigazione con imbarcazioni a motore in entrambi i sensi. Da Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara, l’idrovia sfocia, dopo un percorso di circa 70 chilometri e il passaggio di tre ‘conche di navigazione’, nel mare Adriatico all’altezza di Porto Garibaldi.

  

Nicola Montanari

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