Il concetto di “riconoscimento” nell’era dei SOCIAL NETWORK

Il concetto di “riconoscimento” nell’era dei SOCIAL NETWORK

Scriveva il filosofo e psicologo William James, già più di un secolo fa, che se ad una persona venisse offerta l’opportunità di realizzare qualsiasi suo sogno, ma alla condizione che nessuno al mondo si accorga di ciò che egli realizza, molto presto, a causa di questa impossibilità di comunicarlo, essa perderebbe ogni interesse per ciò che ha così intensamente desiderato.

A che scopo infatti avere l’ultimo modello di automobile o di cellulare, o qualsiasi ricchezza materiale, se nessuno si accorge che l’abbiamo? A che scopo fare viaggi o visitare posti interessanti se le nostre scoperte e la nostra esperienza non potranno essere mai comunicate? A che scopo fare delle acquisizioni di studio e di conoscenza se nessuno potrà mai beneficiarne?

Possiamo così intravedere il bisogno incoercibile di essere riconosciuti dai nostri simili per chi siamo, ma soprattutto per ciò che facciamo.

La motivazione ultima delle nostre scelte e dei nostri gesti sembra trovare la sua ragione nel rapporto con gli altri.

La stessa evoluzione umana, il primeggiare dell’uomo tra le altre specie, sono dovuti in larga misura alla sua capacità di relazionarsi, di fruire delle conquiste dei suoi simili, quindi di progredire nella sua supremazia sulla natura. L’uomo come specie, trae il suo potere anche dal fatto di essere un animale sociale.

Chiamiamo “bisogno di riconoscimento” l’esigenza, tipicamente umana e degli animali superiori, che i nostri simili ci diano segno del fatto che esistiamo per loro, a qualunque costo.

Basta accendere il televisore o pensare al successo di Facebook e simili per averne conferma; successo che, dopo aver travolto i teen-agers, si è diffuso a macchia d’olio fino a coinvolgere ogni generazione.

(Fonte: I giochi che giochiamo di Giacomo Magrograssi, 2014, Baldini & Castoldi)

 Alexia Vanni

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