Giampaolo Pansa e i suoi anziani “vecchi, folli e ribelli”

Giampaolo Pansa e i suoi anziani “vecchi, folli e ribelli”

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Questa volta il tema scelto da Pansa, classe 1935, non è storico, come ne Il sangue dei vinti . Nel suo Vecchi, folli e ribelli – Il piacere della vita nella terza età (edito da Rizzoli, pagg. 308, euro 20) ha deciso di raccontare, attraverso una serie di storie incrociate, il mondo degli anziani. Anche se la parola anziani a lui non piace molto e, simpaticamente e brutalmente, scrive: “Preferisco vecchi, mi sembra una parola più schietta”.

Sicuramente si legge più che volentieri, trattandosi di un libro intelligente, di un lungo racconto con decine e decine di storie sugli anziani d’ Italia.

Considerate che il libro si presenta come un lungo e piacevole dialogo tra il suo alter ego e la sua compagna: una coppia non più giovane, con una vita trascorsa insieme ed una complicità che si è saldata negli anni della maturità.

Pansa parte da una considerazione generale: i nostri “ vecchi” detengono in maggior parte ancora il potere politico, e rappresentano una parte dell’elettorato che decide. Aiutano senza sosta i figli e i nipoti in tempo di crisi, così da rappresentare anche economicamente una risorsa importantissima, alla quale si rivolge l’offerta di beni e servizi: estetisti, palestre, crociere, e così via.

Ma Pansa va oltre e arriva al punto, allo “scandalo”: gli anziani di oggi hanno la “pretesa” di voler vivere! Non si rassegnano al pensionamento, a quello morale prim’ancora che a quello di natura contrattuale. Anche se la loro avvenenza sfiorisce, non vogliono rinunciare all’amore e nemmeno al sesso! Cercare il sesso rappresenta per l’autore il modo più emblematico per rimanere attaccati alla vita, l’amore vissuto in maniera più consapevole, anche come estremo tentativo di non arrendersi al tempo che passa.

Pure l’uso del Viagra è un argomento trattato nel libro, così come l’amore tra persone di età differente (indistintamente dal fatto che siano uomo o donna), oppure quando il lato economico della vicenda è più importante della ricerca del vero affetto.

In questo racconto non manca un accenno alle badanti , che con l’anziano instaurano un rapporto familiare.

Il timore di ammalarsi, di soffrire o, talvolta, la paura più grande che sia il compagno a soffrire. Mentre i ricordi avanzano, sia come una piacevole presenza, sia come fantasmi minacciosi.

Pansa racconta storie e episodi stravaganti, curiosi, anomali. L’autore guarda con simpatia ogni singolo episodio, ogni singola vicenda: descrive, non giudica mai, ci guida a comprenderli meglio. E a ricordare che “gli altri sono solo un diverso volto possibile di noi stessi: una ragione di più per accettare la ‘sceneggiatura’ irregolare e imprevedibile che la vita ci propone.”

Bianca Bezzi

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