In futuro i Centro Sociali dovranno farsi carico di…

In futuro i Centro Sociali dovranno farsi carico di…

Oggi più che mai la vecchiaia unita alla solitudine alla malattia, insieme o separate, costituiscono “le nuove povertà”, che si aggiungono purtroppo a quelle tradizionali.

 

L’anziano che un tempo era considerato la fonte di saggezza e custode sapiente della memoria, oggi, in molti casi, è fatto oggetto di pregiudizi tali da considerarlo il più delle volte un peso per la società, e quindi un qualcosa di inutile.

 

Lo sconvolgimento degli equilibri economici, la crisi occupazionale, l’andamento demografico a crescita zero e il costante innalzamento dell’età nelle aspettative di vita, costringono ad un ripensamento delle condizioni degli anziani assumendoli nella cultura quotidiana e riconoscendoli come termini reali di uno scambio che si protrae verso una età sempre più avanzata.

 

Molti anziani vivono in solitudine e sono parzialmente autosufficienti. I mezzi messi a disposizione dagli Enti pubblici (responsabili non solo per legge ma per etica sociale) sono limitati e quindi non più in grado di assolvere adeguatamente l’assistenza e la tutela e lo saranno sempre meno negli anni futuri.

 

Occorre pertanto rivedere il concetto di senilizzazione in quanto l’anziano aspira e spera di poter ancora partecipare attivamente alla vita collettiva, di viverci come cittadino efficiente ed integrato che ha idee e metodi da suggerire e che quindi può portare ancora un prezioso contributo alla società attraverso la sua esperienza e il suo vissuto.

 

I Centri Anziani possono venire incontro a queste necessità, con forme partecipative di autogestione ma è fondamentale che la collettività si ponga queste domande e contemporaneamente sappia dare delle risposte in modo da favorire un diverso contesto sociale per incentivare l’autonomia e la partecipazione.

 

Ma è dal volontariato e dal suo concetto di solidarietà che può arrivare una risposta futura a queste necessità; infatti esso affonda le sue radici proprio nel valore della vita, in tutte le condizioni, in particolare quella del “bisogno”.

 

Non si può pensare che al volontariato ci si arrivi i solo per altruismo o per generosità. Sono convinto che le motivazioni trovino la loro origine nel “bisogno”.

Ovvero quel bisogno che ci spinge a interagire per realizzare una maggiore umanizzazione dalla quale ci sia il tempo e il modo per riscoprire e rispettare “l’uomo”.

 

Silvio Botter, dai Centri Sociali di Varese

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