Forlimpopoli, grazie a lui, sta divenendo una capitale della gastronomia italiana: Pellegrino Artusi, letterato e gastronomo

Forlimpopoli, grazie a lui, sta divenendo una capitale della gastronomia italiana: Pellegrino Artusi, letterato e gastronomo

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Questo è il duecentesimo (4 agosto 1820) dalla nascita di Artusi a Forlimpopoli, lo scrittore e gastronomo che creò con il suo manuale un canone del gusto italiano. Artusi ha raccolto e messo a punto le ricette nazionali, segnando una svolta nella cultura gastronomica. “L’Unità d’Italia, insomma, si è fatta anche a tavola” come ha scritto Alberto Cappatti, storico della cucina.

Ma partiamo da noi, senza falsa modestia: in Italia la cucina emiliano-romagnola non teme rivali. Sa reggere il confronto con i popolarissimi spaghetti e pizza.

Beninteso fra Emilia e Romagna le rispettive gastronomie, pur avendo tanti punti in comune, presentano ciascuna una propria personalità. Qualche esempio: nell’Emilia continentale prevalgono le paste ripiene (tortelli, lasagne e cannelloni), mentre in Romagna è diffuso l’uso della griglia come metodo di cottura…

In Romagna, per lungo tempo, la buona cucina, quella di casa o quella che si poteva apprezzare in trattorie o ristoranti, si esprimeva e si esercitava sempre con gli stessi piatti: tagliatelle o lasagne, coniglio e patate arrosto o, sull’altro versante, la «rustida» di pesce. Più che sulla fantasia, l’impegno era volto ad assicurare ed offrire la massima qualità… e quantità. Nulla di meno si cercava se non la perfezione per quelle poche, ma fondamentali e sacrosante, portate. Ed ogni volta sembrava di toccare vette più alte. A fine pranzo, magari solo la domenica, poteva saltar fuori quella ciambella, semplice eppure insuperabile, cotta nel forno della borgata, da inzuppare nell’albana. Cappelletti per Natale, col brodo di cappone. Altro non era serio neppure chiedere. Poi scoppiò la «rivoluzione». Sulla base (mai tradita) di quella cucina collaudatissima, si sprigionò la creatività dei gestori di nuova generazione. Non saltarono, però, le distinzioni storiche fra la cucina contadina e quella marinara. La doppia origine della gastronomia romagnola. La cucina della costa si distingue da quella dell’entroterra. Sulla costa, in quest‘ultimo mezzo secolo, la cucina di pesce ha preso il sopravvento, si fa per dire, su quella contadina.  

 

Questo ‘universo gastronomico’ viene, poi, esaltato e ‘consacrato’ in un evento che si ripete ogni anno, a fine giugno (quest’anno in agosto, per il duecentesimo), a Forlimpopoli, sulla via Emilia, a due passi da Forlì: la Festa Artusiana.

In questa cittadina nacque, appunto, nel 1820 il grande Pellegrino Artusi, dove visse fino al 1851 occupandosi dei commerci della drogheria di famiglia. Il 25 gennaio di quell’anno fu vittima con tutta la sua famiglia dell’assalto del Passatore; derubati, umiliati e fatti oggetto di violenza, gli Artusi si trasferirono a Firenze dove ripresero l’attività di commercianti. 

Grazie al successo delle sue attività, nel 1865 Pellegrino Artusi abbandonò il commercio e incominciò a dedicarsi a tempo pieno alle sue passioni, la letteratura e la gastronomia. Nel 1891 pubblicò a sue spese “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, manuale di cucina e raccolta di ricette, frutto della conoscenza acquisita in numerosi di viaggi nel nord e centro Italia e delle sperimentazioni delle ricette stesse ad opera dei cuochi della sua casa, Francesco Ruffilli e Marietta Sabatini. Il libro in poco tempo raggiunse una enorme popolarità, ed ancora oggi è il testo di riferimento della cucina casalinga italiana.

Un suggerimento: non perdetevi, a Forlimpopoli, la visita a Casa Artusi (aperta tutto l’anno); un luogo polivalente che ospita una corposa biblioteca di gastronomia e spazi ove degustare, leggere e partecipare a dibattiti sul tema dell’arte della cucina.

 

Nicola Tomelli

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