Dove ci porterà questa nuova rivoluzione?

Dove ci porterà questa nuova rivoluzione?

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Una trasformazione oltremodo pacifica, quella che vede protagonisti

i nuovi over 65

Ovvero il futuro di una “rivoluzione” coi fiocchi: se mettiamo insieme lo strepitoso incremento della longevità con l’altro fenomeno – la sorprendete vita attiva della popolazione meno giovane – siamo costretti a ripensare, a ridisegnare il futuro della nostra società. Un futuro che è già iniziato.  

Per noi, modestamente, non è una novità: lo dicevamo già negli anni ’90 che la cosiddetta “terza età” stava vivendo una sua “rivoluzione” antropologica, contraddistinta da una vitalità e da un “ruolo” inediti, impensabili in precedenza. Non era un’esagerazione. In pochi anni questo processo ha subito una accelerazione formidabile, certificata da ogni tipo di statisticche e di sondaggi, l’ultimo dei quali è stato commissionato ad Astra-Ricerche, da BNP Paribas Cardif, una tra le prime compagnie di assicurazioni in Italia (interessata, logicamente, al rapporto prevenzione-salute-longevità). Una ricerca i cui risultati sono già evidenti nel titolo: “La prima generazione di Over 65 digitali”. Tra gli intervistati, quattro su dieci confessano di “amare” la nuova tecnologia, il 66,2% dichiara di usare i cellulari e i social network in maniera autonoma e il 57,1% sostiene che i social sono stati un antidoto all’isolamento; coltivano la vita sociale e, pur occupandosi della casa, amano viaggiare (54,2%), prendersi cura di sé (49,1%), fare sport e attività ludiche (45,7%), ma anche culturali (43,4%).

E la ricerca… non ha dubbi: a partire dai 65 anni si ricomincia a progettare il futuro!

Ma dubbi non ne ha neppure la giornalista Laura Ballio, del Corriere della Sera, che per commentare questi dati taglia corto: “Diciamocela tutta. A sentirci chiamare anziani, noi generazione dei babyboomers, ci viene l’orticaria, la pelle d’oca, una crisi di nervi. Noi siamo diversi, diversamente giovani. Facciamo mille cose: aiutiamo i nipoti a studiare ma intanto ci iscriviamo all’università, andiamo a lezione di ballo o impariamo una lingua straniera, e poi giriamo il mondo. E ai figli, spesso, diamo un aiuto economico, piccolo o grande che sia, che viene diretto dalle nostre pensioni. Noi fortunati che le abbiamo, perché loro, i figli, chissà…”

Il quadro è chiaro. Quello che invece è ancora tutto da decifrare riguarda il ruolo politico – nella versione migliore di questo termine – che questa componente della società dovrà e potrà svolgere in futuro.

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