Dieci percorsi (tendenziosi) da non tralasciare, sempre in Romagna

Dieci percorsi (tendenziosi) da non tralasciare, sempre in Romagna

Restituisco la cortesia dell’amico Fabio, responsabile della comunicazione turistica in Emilia Romagna, suggerendo anch’io dieci itinerari, meno “ortodossi”, dal sapore addirittura tragico, legati alla nostra eccezionale vicenda di laboratorio politico (nel bene e nel male).

A Predappio, dove Mussolini è nato nel 1883

Predappio, provincia di Forlì-Cesena, un piccolo comune di 6.000 abitanti, dove il Sindaco cerca di trasformare il turismo in arrivo da ‘nostalgico’ a culturale. E gli elementi per gli appassionati di storia ci sono tutti: dalla casa natale alla tomba del “duce”, al paese intero – di fatto – inventato da “lui”.

A Forlì, per girare un film sul Ventennio

Ed è quello che si potrebbe fare scendendo alla stazione di quella città, trovandoci di fronte all’imponente Viale della Libertà che conduce al piazzale della Vittoria (anch’esso maestoso). In quello spazio c’è tutto quello che si potrebbe ottenere a Cinecittà volendo ricostruire l’architettura fascista in tutta la sua enfasi.

Mentre il top lo troviamo all’ex Gil, la casa della gioventù italiana del littorio (sempre nel Viale della Libertà), progettata nel 1934 dall’architetto Cesare Valla.

Il resto della città non è da meno.

A San Mauro, per l’omicidio di Ruggeri Pascoli

Per un tragitto da fare appiedi, come in un pellegrinaggio. Per il Pascoli, per la sua poesia, per la sua tragedia familiare. Il delitto di Ruggero Pascoli, il padre del poeta Giovanni, rimase impunito per una diffusa omertà. 10 agosto 1867, Ruggero era partito quella mattina dalla Torre (dove svolgeva la funzione di amministratore di quell’importantissima tenuta) per non ritornarvi mai più. Partiamo, appunto da Villa Torlonia, per raggiungere il paese e casa Pascoli. Da lì ci muoviamo per Savignano, sulla Via Emilia. Su quella strada, all’altezza di San Giovanni in Compito, venne ucciso con una fucilata sparata da due sicari ignoti (ora molto meno), appostati lungo la strada.

Nelle paludi ravennati, come in un episodio di “Paisà”

Nella Pialassa Baiona, la valle salmastra a ridosso di Marina Romea, c’è un’isola (chiamata isola degli Spinaroni ). Questa isoletta poco conosciuta è un cordone allungato di terra che affiora dalle acque della Pialassa. Da questo isolotto il partigiano Bulow – Arrigo Boldrini, Comandante militare provinciale – pianificò la liberazione di Ravenna. L’isola si trova tra Porto Corsini e Marina di Ravenna, ed è raggiungibile dalla Via San Vitale o dalla Romea nord, imboccando la Via Baiona. Sulla Baiona si trova un cartello con l’indicazione. Imboccato questo stradello sterrato si arriva all’imbarcadero, da cui partono le battàne per raggiungere l’isola.

A Faenza sulle orme di Pietro Nenni 

Nacque lì nel 1891, da una modesta famiglia: i genitori erano a servizio dei conti Ginnasi. Nenni rimase orfano di padre in giovane età. Per interessamento della contessa, che voleva farlo diventare prete, la madre riuscì a farlo accogliere nell’orfanotrofio “Maschi Opera Pia Cattani”. Da lì parte un’avventura umana che lo sospingerà a diventare – prima tappa – un protagonista della “Settima Rossa” del 1914. Basterebbe Piazza del Popolo con il loggiato di palazzo Manfredi per giustificare la visita.

Era di Imola l’uomo decisivo per il socialismo italiano

Parliamo di Andrea Costa che in polemica con l’estremismo del movimento anarchico (che predicava l’assedio alle caserme dei carabinieri, il regicidio, l’abolizione dello Stato e il totale astensionismo elettorale) seppe creare un partito politico – quello socialista – capace di fare attività parlamentare e propaganda tra le masse. Andrea Costa è sepolto nel cimitero monumentale di Imola. Sulla grande lapide è incisa l’epigrafe dettata dall’amico Giovanni Pascoli per la sua morte. Il centro di Imola è quanto di più curato vi sia in questa regione, e nella Biblioteca Comunale si conservano scritti e pubblicazioni del primo deputato socialista della storia italiana.

Ad Alfonsine, dove scoppiò la rivoluzione, quella tragicamente vera

Con la “settimana rossa” la Romagna credette che la Rivoluzione fosse alle porte.

Ed Alfonsine, nel ravennate, visse un’esperienza particolare che le procurò una sinistra fama nella geografia del ribellismo nazionale. Lì accaddero gli episodi di maggior violenza: il 10 e 11 luglio del 1914 vennero, infatti, incendiati il Palazzo Comunale, la pretura e la stazione, il circolo monarchico fu devastato, il Ponte sul Senio danneggiato, la Chiesa Arcipretale assalita e di gli arredi sacri dati alle fiamme.

Parlarne con i “vecchi” del paese, magari nei bar della piazza.

A Ravenna bizantina, terra di cooperative

In Emilia Romagna, già nell’Ottocento, a Ravenna, a Budrio, a Bertinoro, a Forlì, a Meldola, nascono le prime cooperative di lavoro, a Reggio Emilia e a Imola si costituiscono cooperative di consumo. In tutta la regione si sviluppano le Banche Popolari e le Casse Rurali. Sotto la spinta particolare di Nullo Baldini, nel ravennate, nascerà un’imponente rete di cooperative. A Ravenna non c’è solo il mosaico, c’è un sistema vastissimo di cooperative e di consorzi: un “paesaggio umano” tutto da capire, da approfondire, da contattare.

Piazza Saffi, tra le più grandi d’Italia

Piazza Saffi è il cuore della città di Forlì. Al centro della piazza si staglia la statua di Aurelio Saffi, una figura fondamentale nel Risorgimento Italiano, l’erede politico di Giuseppe Mazzini. Nel perimetro della piazza i lampioni tuttora esistenti, portano ancora impresso il fascio, stemma del fascismo. A quei lampioni, la mattina del 18 agosto 1944, verrano impiccati, per la seconda volta (erano stati uccisi precedentemente), i partigiani Silvio Corbari, Adriano Casadei e, poi, anche i cadaveri di Arturo Spazzoli e di Iris Versari.

A Forlì, più di ogni altra città della Romagna, si sente e si soffre la tragedia del Novecento.

A Rimini, dove Giulio Cesare ha lasciato il posto a tre giovani partigiani

Tre Martiri è la denominazione che accomuna i tre partigiani Mario Cappelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani impiccati il 16 agosto 1944 nella piazza principale di Rimini, a loro intitolata dal 1946, cambiando il nome della piazza Giulio Cesare in piazza Tre Martiri. Oggi, il luogo ove avvenne l’esecuzione è segnalato a terra dalla proiezione idealizzata della trave cui erano appesi i capestri, mentre sul muro dell’edificio prospiciente è posta una targa ricordo in bronzo realizzata dallo scultore Elio Morri. Da lì, centro del centro, deve partire la visita alla città.

home-catalogo
home-calendario