Diario di un pensionato di periferia

Diario di un pensionato di periferia

Ovunque, i quartieri popolari delle città – per non parlare delle metropoli – vivono più o meno le stesse problematiche quotidiane.

Vivo in una città del centro Italia, che in apparenza non dovrebbe avere o presentare grossi problemi. In realtà non è così.

Abito in un quartiere della periferia, proprio al centro di un grande villaggio di case popolari. Tante famiglie italiane e tante straniere, albanesi, cinesi, macedoni, rumene, moldave… tutta gente impegnata nell’edilizia o nelle pulizie, o nella gestione di botteghe o di bar. Si vive gli uni accanto agli altri, e ci si confronta tutti i giorni, in piazza o ai tavolini del caffè, ormai con vera amicizia.

Ma, a volte, si ha l’impressione di scivolare, in modo inarrestabile, tutti assieme lungo un piano inclinato. Infatti, dopo il calcio, l’argomento più trattato è quello dei furti nelle case, delle piccole rapine nei negozi, delle auto con i vetri infranti che ti ritrovi la mattina sotto casa…

Negli anni l’insicurezza è cresciuta, qui come in altri quartieri. La polizia e i carabinieri si vedono di rado. Il quadro diventa sempre più sconsolante agli occhi di tutti; e sono proprio gli amici stranieri a farti notare come sia assurda la situazione: in Italia sembra tutto permesso, nessuno viene mai scoperto, e quando capita che qualcuno venga arrestato subito dopo torna libero… e, poi, troppa gente in giro che non si sa cosa faccia di preciso, un “esercito di sbandati” composto prevalentemente da quell’emigrazione, più recente e selvaggia, che l’Italia accoglie a braccia aperte – e fa bene – ma che poi non sa indirizzare, avviare verso il lavoro… Se a questo quadro si aggiunge quello che si legge sui giornali e si vede in televisione, l’Italia appare come il paese della corruzione, della criminalità organizzata, dell’inefficienza e debolezza dello Stato… e l’amico macedone me lo fa notare tutti i giorni, mettendomi anche al corrente dei suoi sogni: lui vorrebbe portare la sua famiglia in Germania, far crescere là figli e nipoti, là dove abita suo cognato. “Quello sì che è uno Stato che funziona”, mi dice dispiaciuto. Ma poi torna a sorridere, e a sperare assieme a noi. 

Giuliano Ghirardelli

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