Dialogo fra un pimpante e bellicoso settantenne ed un ottantenne nei panni della persona saggia

Dialogo fra un pimpante e bellicoso settantenne ed un ottantenne nei panni della persona saggia

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Ai giardinetti, sulle panchine di un’aiuola adibita a spartitraffico 

Renato e Aldo siedono uno accanto all’altro. Renato, il più giovane (si fa per dire), non ha dubbi nel giudicare e dipingere a tinte fosche il nostro quadro politico ed economico, infarcendo i suoi discorsi con tutti i luoghi comuni (veri o falsi che siano) dell’Italia rancorosa e aggressiva. Non bada a spese. Ce n’è per tutti. Dall’Europa che ci ruba il futuro all’Euro che ci ha ridotto in miseria, dai Politici, tutti corrotti, agli Imprenditori (che lui si ostina a chiamare ‘padroni’) che esportano le aziende ed evadono le tasse… e via di seguito, in un crescendo di accuse che lasciano Aldo, il suo interlocutore, un po’ amareggiato e assai perplesso. Quelli di Renato sono comizi roboanti e, all’apparenza, ben circostanziati, che si ripetono quotidianamente e che non attendono repliche. Lui è oltremodo sicuro del fatto suo, quasi fosse dotato di una superiorità innata. Ma oggi Aldo, il pensionato ultra ottantenne, ha preso coraggio e ha deciso – correndo il rischio di deludere ed indispettire il suo amico di panchina – di imbastire una replica, magari partendo da lontano.   

“Lo sai, Renato, proprio ieri pensavo ad una faccenda a cui non avevo mai fatto caso: mi sono reso conto che ora siamo tutti, o quasi tutti, figli del dopoguerra; e si fa presto a fare i conti: anche chi oggi ha compiuto 80 anni è cresciuto, di fatto, negli anni successivi alla seconda guerra mondiale; quindi siamo per la prima volta tutti figli di un periodo storico che è iniziato nel ’45 e che dura da più di 70 anni. Esattamente 73 anni di pace, senza conflitti, e non solo: considera – non lo puoi negare – anche quella certa prosperità o benessere che abbiamo goduto all’interno di una società che ci ha garantito non poca libertà. Logicamente, non sono mancati fatti tragici, episodi o intere stagioni contrassegnate dalla violenza, basta pensare alla criminalità organizzata o agli ‘anni di piombo’; ma in questo periodo non è accaduto nulla di simile alla catena di guerre che hanno insanguinato la Storia nei decenni e nei secoli precedenti. Eppure i nostri sentimenti non sono proporzionati a questa condizione di privilegiati, ad una situazione che non ha avuto uguali nel corso dell’intera Storia!”

E qui Aldo si ferma, ma dentro di sé cova una domanda: ma da dove nasce allora tutta questa insoddisfazione? Poi guarda negli occhi Renato, cercando di capire che impressione avessero fatto quei discorsi insoliti… ma Renato sembra pensare ad altro e con naturalezza, guardando l’orologio, taglia corto: “s’è fatto tardi, è ora di pranzo, ti saluto Aldo; ci vediamo oggi pomeriggio; ciao”; anche Aldo si alza dalla panchina… non può rimanere lì da solo in compagnia di quegli strani pensieri che aveva messo in campo. 

Giuliano Ghirardelli

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