Dialogo fra generazioni. A volte amichevole, a volte impietoso. (Prima puntata)

Dialogo fra generazioni. A volte amichevole, a volte impietoso. (Prima puntata)

Cara Samantha, ragazza dei nostri tempi, ti interessa la nostra storia?

Ti conosco e non ti conosco. So, però, che è difficile parlare del passato con giovanissimi come te. Del nostro passato. Quando qualcuno tenta di farlo di solito raccoglie un’attenzione – a guardare la tua espressione e quella dei ragazzi come te – che ben presto sfuma in una sorta di fastidio, di disagio. Come se nei nostri racconti ci fosse qualcosa di stonato, qualcosa fuori posto.

“Ma a cosa servono tutti quei discorsi? Cosa vuole quello lì?”, sembrate chiedervi.

Ritorna e scatta, allora, il perenne conflitto fra le generazioni: voi ci vedete poco adeguati, con tutto quel fardello di ricordi e di interessi per la storia e la politica, un po’ vanesi; mentre noi proviamo un po’ di stizza soprattutto per voi ragazzine presuntuose, così poco attente ai nostri racconti.

“Ma come vi permettete?!” ci verrebbe da sbottare.

E così anche noi diventiamo un po’ crudeli… tu, Samantha, per esempio, rappresenti la tua generazione in maniera molto spinta, tale da sembrarne quasi una caricatura. Esagero? Sì, voglio esagerare: un po’ più di sincerità, forse, ci porterà a capire qualcosa.

Partiamo dal tuo aspetto. Sei così magra da rendere evidente che più che mangiare… digiuni. Guai ad essere poco più di uno scheletro! So bene che in tutto ciò esiste una profonda sofferenza, ma non puoi nascondere, però, anche una buona dose di fanatismo, che si lega al resto dei tuoi comportamenti e delle tue scelte. Sei maniaca dell’abbronzatura, vesti solo in un certo modo, tutta tirata (quasi tagliente), non ti perdi un locale alla moda (guai ad andare dove gli altri non vanno!)… e quando sei lì, dove ci sono tutti, te ne stai l’intera serata a scrutare e ad analizzare le altre ragazze, che pure fanno la stessa cosa. Sul lavoro – quello che hai trovato da poco – non hai ancora deciso: fare carriera, e quindi buttarsi a capofitto e a tempo pieno, oppure farlo diventare un lavoretto, una cosa part-time, perché nella vita quello che conta sono le altre attività, come la vela, lo scii, la palestra, la scuola di ballo…

Stai pure tranquilla, dopo, parleremo dei nostri difetti, ora lasciami terminare la presentazione dei tuoi.

E’ innegabile che la cultura delle persone più anziane ti appaia, in molti casi, null’altro che muffa. Ad esempio, l’altro giorno nel tuo nuovo ufficio, al collega con i capelli bianchi, che armeggiava in modo maldestro sia il computer, nell’intento di usare internet, sia il cellulare aziendale, hai riservato una battuta sferzante e liquidatoria:

“Ma lei, signor Rossi, è poco tecnologico!?”

Con quel tuo sorrisino, l’avevi classificato senza alcun dubbio fra i cittadini di seconda serie. La sua esperienza trentennale l’avevi fatta secca, e sepolta, grazie alla tua ferratissima preparazione ‘tecnologica’.

Ciao Samantha, aspetto una tua risposta.

Giuliano Ghirardelli

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