Una città e il suo biglietto da visita

Una città e il suo biglietto da visita

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Ogni località è giusto che inviti gli ospiti a vederla e a capirla, nella molteplicità dei suoi aspetti. Ma Rimini non può prescindere da quella sua unicità da cui discende tutto il resto.

Una volta gli italiani sul biglietto da visita si fregiavano, potendo, del titolo di “cavaliere” o di “commendatore”, spesso e volentieri. Oggi ci si fa belli con roboanti “markerting consultant” o “project leader”… E Rimini – sì, proprio lei – come potrebbe sinteticamente presentarsi se volesse – senza bluffare, però – stupire qualcuno?

Rimini, “capitale del turismo”? Forse bisognerebbe essere più coraggiosi e pragmatici, venendo subito al sodo, come fanno quegli americani che tanto scimmiottiamo, e… sparare:

“Rimini, 1093 alberghi”.

E’ questo il nostro migliore biglietto da visita. Il ritratto più fedele della città che il Novecento ci ha lasciato in eredità. Un dato che fa di Rimini una città-primato, con più hotels di qualsiasi altro comune italiano; da sola, un quarto di quelli che può offrire l’intera Emilia Romagna. 597 alberghi a 3 stelle, 71 a 4 e 5 stelle, il resto a 2 e a 1 stella, più 36 alberghi residenziali. Tutto il resto, nella città, è modellato sulla base di questo primato: centinaia e centinaia di bar, pub, stabilimenti balneari e ristoranti. Non solo: palacongressi, padiglioni fieristici, darsena, aeroporto, università del turismo, agenzie di viaggio, organismi alberghieri di ogni tipo, parchi tematici, organizzazioni di eventi… rappresentano il corollario ‘avanzato’ dell’ospitalità alberghiera. In più, a voler essere precisi, c’è anche la ricettività extralberghiera: migliaia di appartamenti (in non pochi residence) e, perfino, quattro campeggi (a Viserba, a Viserbella, a Torre Pedrera e a Miramare). Una città – e questa è una novità degli ultimi anni – che tiene aperte le porte dell’ospitalità tutto l’anno; non c’è solo la frenesia del Luglio e dell’Agosto, qui per le festività natalizie o pasquali, o per capodanno, si respira l’ottimismo dell’alta stagione.

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