Chissà cosa pensa Macron della Romagna?

Chissà cosa pensa Macron della Romagna?

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A tavola con un amico francese per capire fino a che punto ci hanno capito e ci apprezzano.

I francesi, si sa, sono francesi. Quelli di Parigi anche di più. A noi “superiori”, alla stregua dei tedeschi e degli inglesi. Una superiorità che viene da lontano, dal frullatore della Storia, che tutto contiene e mescola assieme. Ma ai francesi dobbiamo attribuire anche qualcos’altro. Loro conoscono l’arte del vivere bene, che traducono  in una quotidianità glamour, dove anche le piccole cose devono essere avvolte da un fascino soddisfacente; ad esempio, se devono entrare in un bar (caffè, dicono loro) non scelgono il più vicino ma, facendo anche della strada, vanno a trovare quello arredato con gusto, che loro hanno già adocchiato, sapientemente rifornito, con del personale bello a vedersi… e non importa se non ti dà subito una pacca sulla spalla. Anzi. Quello che conta è che le cose siano avvolte da un chiaro buon gusto. Il nostro sovrappiù di calore umano a volte li lascia perplessi.  Ecco perché stasera a Rimini, con l’amico francese, Olivier, e con le famiglie, siamo capitati nel posto giusto: in un piccolo ristorante sulla spiaggia, particolarmente curato in ogni dettaglio. A partire dalla cucina, a base di pesce, che offre piatti decisamente ben elaborati e ben presentati. Olivier è parigino al cento per cento, cresciuto a Saint-Lazare, vicino a l’Opèra e ai grandi magazzini La Fayette; ha l’età (è entrato da poco nei 70) e l’esperienza giusta per rispondere alle mie domande. Soprattutto su cosa pensa dell’Italia e della Romagna, lui che le conosce bene fin da ragazzo, quando con i genitori venne la prima volta nel nostro paese, sul Lago di Garda. Anzi, fin da bambino sognava di scoprire l’Italia e la Spagna, e addirittura arrivò a fantasticare di sposare un’Andalusa. Quando invece arrivò il momento scelse come compagna della sua vita… una riminese, conosciuta a Parigi. Da qui il suo andirivieni con la Romagna.

Olivier non ha dubbi su alcune qualità del nostro paese: “Se pensiamo alle sue città, l’Italia è magnifica!” E prima di passare ai lati negativi, ci tiene a sottolineare la somiglianza fra le nostre nazioni e il successo dei nostri prodotti nel suo paese…  al limite “dell’invasione”; e a questo proposito qui elenca in ordine sparso una serie di marchi – fra i tanti – che riempiono i loro scenari urbani: Barilla e Fiat, Armani e Poltrone Sofà, Giovanni Rana e conserve Mutti… Non solo i numerosissimi magazzini che vendono il made in Italy, ma a partire da Parigi anche i tantissimi ristoranti italiani: “dove non si mangia solo la pizza!”.

Arrivato il momento di far leva sul sentimento di superiorità che alberga in Francia, lo sollecito ad indicarmi – secondo lui – i difetti maggiori del nostro squinternato paese. Olivier non ha dubbi e ne segnala uno solo, uno per tutti: “la vostra instabilità, i vostri governi che cadono uno dietro l’altro come birilli, il vostro sistema politico è quasi ridicolo – permetti che dica così – e assomiglia molto alla nostra Quarta Repubblica; noi dovemmo rimpiazzare un sistema parlamentare debole e diviso con un più forte e centralizzato sistema semipresidenziale, giungendo così alla Quinta Repubblica, a qualcosa di molto più stabile”.  E qui Olivier non nasconde la sua simpatia per un personaggio storico come De Gaulle. C’è poco da eccepire. Mentre sull’argomento successivo – di tutt’altro genere – ho cercato di opporre un minimo di resistenza. “La Romagna mi piace, qui si mangia bene; è una delle migliori cucine al mondo: attenzione non la migliore, perché al primo posto c’è sempre la Francia, e subito dopo viene l’Italia…” Preso atto di non aver trovato l’unanimità sul tema, Olivier fa alcune concessioni: “E’ vero noi non abbiamo la pasta, i vostri primi, le vostre lasagne verdi, i ravioli, i cappelletti al formaggio in brodo, i passatelli… dobbiamo accontentarci, al loro posto, degli antipasti, delle tante varietà di patate, della zuppa la sera (magari con porri e patate), ma per il resto…” Un’ulteriore concessione alla fine Olivier la riserva anche al pesce: “ In Francia non si fanno le grigliate…”.

Poi la conversazione passa al suo rapporto con la città di Rimini, che andando avanti la vorrà dividere sempre di più con la sua Parigi. “I luoghi che frequento piacevolmente sono il vostro Centro storico – piccolo, ma veramente bello – il Borgo San Giuliano e il Porto, dove mi reco la mattina per comprare, direttamente dalle barche da pesca, canocchie e sogliole… e poi c’è la campagna e le vicine colline che mi hanno spinto, qualche anno fa, a comprare un piccolo terreno agricolo non coltivato, a Covignano, pieno di vecchi ulivi; sono così ritornato indietro negli anni, quando mi innamorai della Provenza, della pace e del suo silenzio, dei suoi colori e dei suoi profumi, dell’olio e del vino rosé, di quel clima secco, e di quel vento particolare, il mistral …” Qui Olivier non ha dubbi: “ Le vostre colline, assieme a quelle toscane, e i borghi che ospitano, sono tra le cose  più belle …”

Ma per finire è giusto raccogliere anche qualche critica che ci riguarda direttamente, possibilmente costruttiva. Ed ecco i suggerimenti dell’amico francese: “Il vostro lungomare dovrebbe avere più verde, così com’è sembra una statale lungo l’arenile… e, poi, in spiaggia, specialmente la mattina bisognerebbe evitare la musica assordante e gli annunci pubblicitari trasmessi dagli altoparlanti…”

Olivier chiede più verde, più relax. E la città di Rimini, faccio presente, che sta attraversando un periodo di grande dinamismo, ha già progettato di rivoluzionare spiaggia e lungomare proprio nella direzione auspicata dal nostro amico. Ma non sto ad insistere: non vorrei che Olivier abbandonasse Parigi per Bellariva…

Giuliano Ghirardelli

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