In chiesa come all’ufficio di collocamento

In chiesa come all’ufficio di collocamento

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I racconti del dopoguerra. Terzo episodio. L’autore è un ottuagenario alle prime armi come scrittore. Come tanti suoi coetanei. Ma con un’idea di fondo che pone all’attenzione di tutti… in attesa anche dei vostri racconti, delle vostre testimonianze.

 

Mi chiamo Biagio Riva e ho ottant’anni suonati, ed è forse troppo tardi per iniziare la carriera di scrittore…  Sicuramente, però, sono in possesso dell’età giusta per ricordare e per documentare l’Italia che rinasce nel dopoguerra, per offrire qualche testimonianza, qualche piccolo racconto. Si tratta di episodi accaduti realmente, magari un po’ deformati, un po’ trasfigurati o mascherati tanto per non incorrere in spiacevoli riconoscimenti. Tutti fatti, però, che puntano – nelle mie intenzioni – a dimostrare qualcosa di preciso, e cioè che l’Italia nel dopoguerra riparte, ricomincia, riproponendo se stessa, pur all’interno di una cornice totalmente nuova. Alla fine della guerra e della dittatura fascista, una vera democrazia si trova ad ospitare la vecchia Italia… di sempre; un’Italia dalla dubbia onestà, patria – ad esempio – della raccomandazione di massa, ma soprattutto marchiata da un efficiente opportunismo, assai diffuso, costruito pazientemente lungo secoli e secoli, e ben documentato dall’antico proverbio… “Franza o Spagna purché se magna!”. Un periodo, inoltre, contrassegnato da uno contrasto politico, nell’ambito della guerra fredda, che toglieva il sonno. I Bianchi contrapposti ai Rossi, in uno scontro al cardiopalma. Niente di folcloristico. Ma storie amare e dolorose, come questo secondo racconto.

Dunque una serie di episodi, di raccontini, con finalità precise, nella speranza che il Paese di allora non sia, appunto, quello di sempre, ieri come oggi.  

 

Come in un film di Alberto Sordi

Il terzo raccontino che vi presento… ha, invece, come protagonista un altro tema fondamentale di quel periodo, anni Quaranta e Cinquanta: il posto fisso in un ente locale, in un ente pubblico o in una banca. C’era chi, nella mia cittadina, per raggiungere questo privilegiato obiettivo, puntualmente tutte le domeniche mattina andava a messa nella Chiesa del Suffragio. A pregare? No. A mettersi in bella mostra, e a farsi notare dall’immancabile direttore del personale del maggiore istituto di credito cittadino (che fosse la Banca Popolare?). Lo stesso personaggio, per rafforzare la propria posizione, aveva preso anche la tessera della Democrazia Cristiana.

Ora, attenzione, anche le tessere degli altri partiti potevano essere utili per entrare in qualche ente locale o statale o parastatale. Infatti, molti giovani, non sapendo che pesci pigliare, non avendo un’idea precisa su come sistemarsi nella vita, ricorsero alle “vie della politica”: comunisti, socialisti, repubblicani, socialdemocratici, ecc. ecc. ma anche alla parrocchia, al vescovo, insomma, tutti potevano, volendo, fare qualcosa. Anche i genitori, preoccupati per l’avvenire dei figli, suggerivano quelle scorciatoie. Beninteso, non tutti i giovani ricorrevano a quelle pressanti e decisive raccomandazioni: c’erano ragazzi volonterosi, in basso ed in alto, che si facevano strada con molta più dignità! Ma i tempi erano quelli… a volte anche per entrare in fabbrica, come operai, ci voleva la segnalazione benevola del parroco!

La corruzione, la piccola raccomandazione, la “lottizzazione” dei posti pubblici (cioè quelli garantiti, meglio remunerati e assai meno faticosi rispetto ai posti nelle aziende private) era una pratica diffusa come l’aria da respirare. Tutti lo sapevano e ognuno faceva finta di niente. La nostra generazione fu coinvolta massicciamente da questa prassi: salvo, poi cercare di riscattarsi, o scrollarsi di dosso il condizionamento, il sottile ricatto politico…   Ma dentro di noi, qualunque sia stato l’esito del nostro riscatto, è rimasta una sorta di macchia indelebile. 

 

Biagio Riva

La redazione invita i lettori di Parliamo di noi ad intervenire sull’argomento “dopoguerra”, con opinioni, ma soprattutto con racconti, con testimonianze.

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