Chi sa dipingere l’Italia meglio di lui?

Chi sa dipingere l’Italia meglio di lui?

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Parliamo del Censis presieduto da Giuseppe De Rita

 

Il Censis con il suo rapporto annuale sforna un ritratto del nostro Paese, come al solito, impietoso ma decisamente obiettivo. Come non dargli ragione quando parla di un’Italia impoverita dalla crisi, con il rischio che vengano a meno anche quegli elementi che assicurano la sopravvivenza, dalla casa ai Bot (dal 2011 la ricchezza immobiliare delle famiglie ha subito una decurtazione del 12,6% in termini reali, e il 61% degli italiani non comprerebbe più i Bot).  Il tutto in attesa che ci siano nuove élite in grado di conquistare la fiducia degli italiani, guidandoli fuori dalla trappola della non crescita, del ridimensionamento demografico e della finta crescita dei posti di lavoro. Fortunatamente la dimensione manifatturiera, industriale, vanta ancora per ampie fasce la capacità di innovare, soprattutto in alcune aree del Paese; aree che non condividono i numeri del declino, e anzi vantano “un tasso di crescita del prodotto interno lordo e dei consumi paragonabili alle migliori Regioni europee”: in particolare il nuovo triangolo industriale tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, la fascia dorsale lungo l’Adriatico.

Pure positiva è la nuova sensibilità ai problemi del clima, dove il “popolo della terza età” offre un suo contributo sempre maggiore (es. l’impegno nella raccolta differenziata). Come pure l’adesione all’Unione Europea, che adesso ridiventa maggioritaria, con il 62% degli italiani che è convinto che non bisogna uscire dall’Europa.  

Il 74% degli italiani si è sentito molto stressato per questioni familiari, per il lavoro o senza un motivo preciso e addirittura, rileva il Censis… e il 55% dichiara che talvolta “parla da solo” (in auto, in casa): e qui, obiettivamente, bisogna riconoscere che le persone “attempate” offrono un loro sostanziale contributo! Su di loro, in moltissimi casi, si addensa un cumulo di preoccupazioni che riguardano figli, nipoti e pure pronipoti… visto che la durata della vita, fortunatamente, ha raggiunto traguardi impensabili.

 

Eppure, gli italiani sperano nel meglio. E continuano ad avere una vita decente sotto profili diversi da quelli strettamente economici e lavorativi: nel 2018 la spesa delle famiglie per attività ricreative e culturali è stata pari a 71,5 miliardi di euro. Mentre gli italiani che prestano attività gratuite in associazioni di volontariato sono aumentati del 19,7% negli ultimi dieci anni, del 31,1% quelli che hanno visitato monumenti o siti archeologici, del 14% quelli che hanno visitato un museo (in tutte queste voci la presenza di una popolazione matura è in grande crescita). E sono 20,7 milioni le persone che praticano attività sportive. Soluzioni che hanno arginato la crisi, ma non sono sufficienti a superarla.

Conclusione del Censis: alla crisi economica c’è stata una risposta individuale, lo sforzo degli italiani nel mettere in campo forme di reazione come il ‘viver bene’ individuale, ma non basta…  Non bastano i singoli, serve una risposta collettiva!

 

Bianca Bezzi

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