A che punto è il Turismo in Romagna?

A che punto è il Turismo in Romagna?

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Una grande destinazione impegnata in un grande processo di aggiornamento.

E’ questo il tema del convegno che si terrà il 20 marzo 2018, con inizio alle ore 10.30, nel salone dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Rimini, a cura del Centro di documentazione sul Turismo in Romagna e della FIAVET della nostra regione. Al convegno, che prende lo spunto dall’ultima pubblicazione di Primo Silvestri “TURISMO 2030 – Il sistema Rimini nella competizione globale”, vi partecipano, oltre all’autore, Valeria Gabrielli (preside dell’Istituto “Marco Polo”), Giovannino Montanari (vice presidente della Fiavet Emilia-Romagna), Franco Vitali (coordinatore di Destinazione Turistica Romagna), Luca Cevoli (direttore Federalberghi di Riccione) e Andrea Corsini (assessore al Turismo della Regione Emilia Romagna).

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Partiamo da una considerazione generale, e positiva. Un’estate da record quella del 2017 che – oltre ad aver offerto il suo grande contributo alla ripresa economica italiana – ha generato, a tutti i livelli un entusiasmo in chi opera nel turismo come non avveniva da tempo: i dati del turismo in Italia nell’estate 2017 sono positivi, sia per gli ospiti italiani che per quelli stranieri.

La nostra regione ha, in particolare, il record degli incrementi relativamente all’attività turistica lungo le coste italiane: tra giugno, luglio e agosto gli stabilimenti balneari hanno registrato un aumento generalizzato ovunque, con il primato della nostra regione (+25%), seguita da Puglia (+23%) e Sicilia (+22%)

(fonte: CNA Balneatori).

Ma nonostante tutto, come rileva puntualmente la ricerca di Primo Silvestri, nella nostra regione l’attività turistica è ancora troppo concentrata sull’estate, ed ancora lontana dal garantire un’apertura delle strutture di almeno sette mesi all’anno (condizione forse indispensabile per tornare ad investire adeguatamente nel settore alberghiero). Non basta il provvidenziale apporto del turismo congressuale e fieristico per raggiungere quell’obiettivo. C’è bisogno di nuovi prodotti di richiamo. Ad esempio, in Spagna il “turismo della salute e del benessere” è cresciuto del 22% nel 2016, facendo registrare un balzo in avanti anche in quello “sportivo”. Ma il confronto con la Spagna, e con la Catalogna in particolare, diventa leggermente imbarazzante quando si prendono in esame le dimensioni degli esercizi alberghieri: da noi strutture ricettive con almeno 200 posti letto non ce ne sono, da qui la difficoltà di interfacciarsi con i grandi Tour Operator europei o con i giganti delle piattaforme on-line, e di conseguenza la perdita di competitività sul mercato internazionale.  Occorrerebbe, si sostiene da più parti, un Piano urbanistico e finanziario veramente ‘rivoluzionario’, per contrastare l’obsolescenza e l’uscita dal mercato di varie strutture.

Come avrete capito, il convegno del 20 marzo, al quale siete tutti invitati, punta ad affrontare le principali problematiche del nostro turismo. Vi aspettiamo.

Giovannino Montanari

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