Ma che fine ha fatto la militanza politica?

Ma che fine ha fatto la militanza politica?

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Ormai è roba del passato. Quelle belle Sezioni di Partito, frequentate quasi quotidianamente dagli iscritti, affollate durante le assemblee presenziate dai  dirigenti… Ora le Sezioni (se ci sono ancora) sono vuote, chiuse, annullate. Quel mondo di prima è finito. E non è colpa di Tizio o di Caio (di Renzi o di qualche d’un altro). Non c’è bisogno di scomodare il Censis per registrare il fenomeno. Interpretarlo è un po’ più difficile. Chissà se basta consultare il mio amico Gilberto? Che quando gli ho chiesto se voleva partecipare con me alla vita di partito mi ha risposto “non ho nessuna voglia di impegnarmi, di sacrificarmi”. Lui ha detto proprio così. Lui vuole godersi la vita, mica sacrificarsi. Magari su internet, nella versione Facebook, qualche commento di natura politica può anche esprimerlo, lanciandolo nell’etere. Al resto non crede più, pur essendo al corrente, in maniera dettagliata, di quanto accada nel mondo, guerre e terrorismo compresi.

La Politica, quella dei Partiti, ora sembra attrarre direttamente solo gli addetti (non necessariamente dei “politicanti”) impegnati in una carriera nelle istituzioni.  Eppure Gilberto, e la gente come lui, dimostra grande disponibilità alla vita nelle Associazioni. Lui è iscritto ad un club che si occupa di jazz, mentre la moglie frequenta assiduamente il circolo del bridge. Loro magari sono un po’ snob, mentre quelli “più normali” frequentano associazioni legate al volontariato, al podismo, al ballo, oppure i centri sociali o i circoli sindacali. Se la partecipazione ai Partiti cala costantemente, cresce a vista d’occhio quella nelle Associazioni. A dimostrazione che tutti hanno bisogno – come l’ossigeno – di una “vita sociale”, più o meno intensa.  E, poi, c’è dell’altro  (come ha fatto bene Marcello Teodonio a ricordarlo sulla rivista LiberEtà del sindacato pensionati CGIL, citando uno scritto di Italo Calvino) “… le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone e danno la gioia che raramente s’ha restando per proprio conto, di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone: mentre, vivendo per proprio conto, capita più spesso il contrario, di vedere l’altra faccia della gente, quella

per cui bisogna tener sempre la mano alla guardia della spada…”

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