Cesena e la sua Biblioteca Malatestiana, inserita dall’Unesco nel registro Memory of the World

Cesena e la sua Biblioteca Malatestiana, inserita dall’Unesco nel registro Memory of the World

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E’ da lì che bisogna partire per capire un’intera regione

Situata nel cuore della Romagna, Cesena è una città molto interessante dal punto di vista culturale, storico e artistico, grazie al suo Centro Storico delimitato dalle Mura, alla Rocca Malatestiana, a numerose Chiese e Palazzi e alla famosa Biblioteca Malatestiana, che risale al 1450.

Quest’ultima è stata dichiarata Patrimonio UNESCO nel 2005, in quanto è l’unico esempio di biblioteca umanistica conventuale a tre navate perfettamente conservata in tutte le sue parti.

L’area moderna è tutt’ora adibita a Biblioteca comunale, mentre la parte antica, estremamente suggestiva e interessante, viene aperta solo durante le visite guidate e il mio consiglio è quello di visitarla al mattino o nel primo pomeriggio in inverno, poiché per mantenere invariate le condizioni naturali della stanza, studiate appositamente per conservare al meglio l’ambiente e i libri antichi e preziosissimi, non esiste illuminazione artificiale all’interno.

Ovunque troviamo motti e simboli araldici, come l’Elefante sul portale d’ingresso, emblema dei “Malatesti”.

I manoscritti presenti nella parte antica della Biblioteca trattano di religione, medicina, scienze, letteratura e filosofia e sono tutti collegati ai plutei (imponenti banchi di legno di pino) attraverso grandi catene. La Malatestiana venne commissionata dai frati francescani e la realizzazione dei lavori va attribuita a Novello Malatesta, signore di Cesena, figlio di Pandolfo III e fratello di Sigismondo, signore di Rimini.

Non a caso, l’architetto Matteo Nuti, a cui si deve questa opera, ebbe un ruolo di primo piano nella realizzazione del Tempio Malatestiano di Rimini, capolavoro assoluto nel panorama del Rinascimento italiano.

Un’altra cosa molto interessante che si può notare sulle pareti all’interno della stanza sono le iscrizioni incise dai frequentatori della Biblioteca, che oggi definiremmo atti vandalici ma sono le uniche testimonianze che abbiamo di coloro che all’epoca frequentarono la Biblioteca, presenti anche diversi nomi di donna.

Alexia Vanni

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