C’è chi solleva dei dubbi sul meraviglioso rapporto tra nonni e nipoti

C’è chi solleva dei dubbi sul meraviglioso rapporto tra nonni e nipoti

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Terza età, nonni impegnati e nipoti poco interessati

Pochi giorni fa, e precisamente il 2 ottobre, in Italia si è celebrata la Festa dei Nonni, una ricorrenza ancora agli esordi, anche se non ci vuole molto a capire che nel giro di pochi anni diverrà un grande appuntamento: i nonni in Italia sono 12 milioni! Fra questi, più di tre milioni, secondo una stima valutata da recenti ricerche, si occupano tutti i giorni dei nipoti, integrando il reddito familiare dei figli con la propria pensione, con i propri risparmi; inoltre, ed è quel che più conta, la loro presenza viene considerata positiva anche per il contributo affettivo e sociale che offrono ogni giorno.

La Festa in futuro sarà l’occasione privilegiata – al di là dei festeggiamenti – per fare il punto sui grandi tema dell’età matura, ovvero della terza età o della quarta età che dir si voglia, sullo stato delle pensioni e del welfare in generale, sul ruolo dei nonni, sul vivere sano, su cosa fare del tempo libero (hobby, nuovi lavori, volontariato, progetti, studio, viaggi, ecc.), ma soprattutto sul ruolo complessivo di questa grande fascia di popolazione nella società di oggi e di domani.

C’è chi però, oggi, è meno entusiasta ed ottimista sul rapporto nonni-nipoti. E’ il caso di un apprezzatissimo giornalista e scrittore – Aldo Cazzullo – che sulle pagine del Corriere della Sera risponde ad un amico lettore sollevando alcuni dubbi; l’amico, molto fiducioso, tra l’altro, scriveva:

”…in passato la vita media non raggiungeva i 40 anni e tre generazioni coesistevano solo eccezionalmente. Oggi la presenza dei nonni nella società è fondamentale… la presenza in casa di un anziano ancora in buona salute, ricco di esperienza, desideroso di rendersi utile… “

Mentre il giornalista, replicando, avanzava una precisa ipotesi:

 “… l’amore a cerchio di vita tra nonni e nipoti è meraviglioso. Oggi quell’anello sembra saltato. Non è in discussione l’amore, ma il tempo passato insieme, e l’intensità del dialogo. È saltata la trasmissione della memoria. E i ragazzi, tranne qualche eccezione, pensano che il passato non li riguardi…”

A questa osservazione, secondo noi più che pertinente, vorremmo aggiungere una nostra supposizione: una certa carenza nel dialogo e nell’ascolto intergenerazionale è dovuta anche al gap tecnologico che rende difficile la comunicazione; è come se nonni e nipoti parlassero due lingue diverse; da una parte, i ragazzini che utilizzano in continuazione, per dialogare fra loro, tutti gli strumenti della trasmissione digitale (instagram, chat, twitter, whatsapp, facebook…), dall’altra, i nonni, a cui manca spesso la padronanza dei moderni mezzi di comunicazione.

E, se volete, il dibattito è aperto.

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