Una buona notizia. E se lo dice lui, dall’alto dei cieli, è sicuramente vera.

Una buona notizia. E se lo dice lui, dall’alto dei cieli, è sicuramente vera.

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Lui è Folco Quilici, nato nel 1930 a Ferrara, che dopo aver studiato regia al Centro sperimentale di Cinematografia si è dedicato soprattutto alle riprese sottomarine. Nel 1954 dirige il suo primo lungometraggio, di grande successo, intitolato “Sesto continente”. Poi tanti film-documentari (molti dei quali hanno ricevuto premi prestigiosi) e svariate pubblicazioni. Nel 1965 in collaborazione con la Esso realizza una serie di film dedicati all’Italia, con riprese dall’elicottero: in tutto, tra il 1966 e il 1978, sono quattordici i documentari che vengono portati a termine sotto il titolo “L’Italia vista dal cielo”. Ecco perché è sorprendente – ma soprattutto attendibile – una sua recente osservazione:

Un paio di anni fa ho rivisto l’Italia dall’elicottero: rispetto a 50 anni fa, il 99 per cento del nostro paesaggio è rimasto lo stesso, anzi il verde è aumentato e non di poco… E’ così da noi, in Germania e in Francia, ma non in paesi in grande trasformazione come la Cina e l’Africa, dove l’abbattimento delle grandi foreste è uno dei danni maggiori…”

Allora – venendo a noi – dobbiamo veramente credere alla grandiosità del paesaggio italiano, rimasto pressoché intatto negli ultimi decenni. E se poi al verde uniamo la bellezza dei Borghi, piccoli o grandi, disseminati lungo la Penisola, a coronamento delle grandi Città d’Arte e del fascino delle coste, non ci rimane che rimboccare le maniche e lavorare ancor più alacremente per una affermazione indiscussa del turismo in Italia.

Folco è figlio primogenito di Nello Quilici che nel giugno 1940 morì sull’aereo abbattuto sui cieli di Tobruk, dove si trovava come reporter e testimone con Italo Balbo, governatore della Libia. Nello intrattenne come intellettuale, docente dell’università di Ferrara e direttore del Corriere Padano, rapporti con tanti giovani della sua città, con i tanti giovani ferraresi di cui intravvide le potenzialità artistiche, fra questi Michelangelo Antonioni, Riccardo Bacchelli, Francesco Tumiati… Anche con i giovani ebrei, come Giorgio Bassani. Erano passati due anni dalla promulgazione delle leggi razziali, e Giorgio Bassani con altri giovani ebrei universitari faceva scuola, grazie a Nello Quilici, agli studenti espulsi dal regio liceo Ariosto e dalle altre scuole del Regno. Una storia emiliana, ferrarese in primo luogo, ancora tutta da approfondire.

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