Una bici per tutti, una bici condivisa. E prima di essere arancioni erano bianche

Una bici per tutti, una bici condivisa. E prima di essere arancioni erano bianche

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Tutto partì dall’Olanda e dal suo grande movimento di protesta giovanile che anticipò quello del ’68. Si chiamavano provos i giovani che misero in atto una serie di azioni dimostrative, in quel decennio, volte a criticare il consumismo e a diffondere una maggiore attenzione ai temi dell’ambiente.

Uno dei simboli di maggiore impatto usati dai Provos furono le “biciclette bianche”. Le biciclette bianche non erano altro che normali bici, dipinte di bianco, lasciate in giro per Amsterdam. Chiunque ne avesse bisogno poteva usarne una, lasciandola poi a disposizione del prossimo utente.

E’ un po’ l’idea alla base del bike sharing – anche se quest’ultimo è organizzato sulla base di stazioni di noleggio, e l’uso delle bici è subordinato al pagamento di una piccola quota come contributo alle spese di gestione.

Il bike sharing, ovvero la sharing economy sbarca in Riviera, e le strade di Rimini (e non solo) si colorano con due mila biciclette arancioni.

OBike, azienda proveniente dalla lontana Singapore, ha deciso di investire, dopo le metropoli di Torino e Roma, proprio sul nostro territorio; un investimento che popolerà le piste ciclabili romagnole di quindicimila biciclette arancioni disponibili per tutti.

Peculiarità di questo servizio è la possibilità di noleggiare la propria corsa in bici attraverso il proprio cellulare ad un costo irrisorio (50 centesimi per 30 minuti di utilizzo) e, al termine del viaggio, non sarà necessario riportare la bici dove la si è presa! È, infatti, presente all’interno del telaio della bicicletta un rilevatore di posizione che permette ad OBike di localizzare tutte le bici sul territorio e dislocarle ove vi sia necessità.

Questo genere di servizi è destinato a diventare sempre più presente e comune in tutte le città italiane, un nuovo modello di business – e di progresso ecologico – dove la condivisione è preferita al semplice possesso. Su questo concetto si basa la “sharing economy”, termine inglese che identifica, letteralmente, l’economia della condivisione.

Un nuovo modello economico che sembra strizzare l’occhio alle abitudini di un tempo, dove più famiglie si riunivano e si organizzavano per condividere un singolo bene.
Un metodo non solo per risparmiare, ma anche per donare nuova linfa vitale alle interazioni sociali che si creano attorno all’atto della condivisione.

Nicola Tomelli

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