Aveva 66 anni… ma non lo chiamarono per mandarlo in pensione! A lui affidarono le sorti del Mondo. Quello libero.

Aveva 66 anni… ma non lo chiamarono per mandarlo in pensione! A lui affidarono le sorti del Mondo. Quello libero.

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Parliamo, logicamente, di Winston Churchill.  E il tutto avvenne nel maggio del 1940.

Ci sono voluti due film, entrambi capolavori – L’ora più buia e Dunkirk -  per ricordarci come una persona, dalle spiccate qualità e con grande esperienza, possa in certi tragici momenti risultare determinante, provvidenziale, addirittura in grado di salvare un Paese, o un Mondo intero, da un destino irrimediabile.

Non da solo, naturalmente. Un uomo e un popolo. Un uomo in grado di trascinare un popolo, anch’esso straordinario: compatto, estremamente civile  e consapevole, deciso a difendere seriamente e fino in fondo la propria patria e la propria libertà. Se c’è qualcuno che crede esagerate queste valutazioni (ma speriamo di no) rifletta meglio sulla situazione mondiale di quel lontano 1940, mettendosi nei panni degli Inglesi. 

Dunque, maggio 1940. L’Europa è sommersa dall’avanzata nazista, dalle mire espansionistiche e folli di Adolf Hitler. Il Belgio è caduto e la Francia è stremata (e pronta ad arrendersi), anche la Danimarca, la Norvegia, la Polonia, la Cecoslovacchia e, prima ancora, l’Austria sono finite sotto il controllo della Wehrmacht e della Gestapo. Tutta l’Europa continentale, direttamente o indirettamente, è sotto il controllo nazista. L’Unione Sovietica ha firmato, per proteggersi, già nel ’39, un trattato di non aggressione con la Germania di Hitler. Gli Stati Uniti non intendono entrare in guerra, e lo faranno, praticamente, solo agli inizi del ’42. L’Inghilterra in quel momento è sola, con gran parte del suo esercito intrappolato in territorio francese. Un esercito che sta per essere annientato! Cosa fare? Il governo di allora, guidato da Chamberlain vacilla, arrivando perfino a credere nella possibilità di un accordo con Hitler… che equivaleva ad arrendersi, e a consegnare tutta l’Europa (tutto il territorio che oggi va sotto il nome di Europa Unita) nelle mani del nazismo! Ma il Parlamento inglese reagisce, chiede le dimissioni a gran voce di Neville Chamberlain, Primo Ministro incapace di gestire l’emergenza e di guidare un governo di larghe intese. A succedergli è Winston Churchill, con buona pace di re Giorgio VI e del Partito Conservatore (in quel momento incerto e diviso) che lo designa per soddisfare i Laburisti, i quali entrarono nella grande coalizione. Churchill prende il comando del Paese e lo guida – la storia la conoscete – verso la vittoria: con le sue decisioni, ma anche con i suoi discorsi capaci di mobilitare e sostenere il suo popolo. Non è improprio, quindi, sostenere che la tenacia di un inglese di 66 anni salvò la civiltà occidentale dalla barbarie nazista!

Poi a guerra vinta, nel 1945 – e questo sembra proprio un assurdo della Storia – Churchill perse le elezioni e fu eletto al suo posto il capo dei Laburisti. Qualcosa che appare come il colmo dell’ingratitudine. In realtà fu la riprova della grandezza della democrazia inglese e del fatto che le elezioni a volte… sono come un terno al lotto!

Poi l’Inghilterra ci ripensò e nel 1951 fu rieletto primo ministro, mentre nel 1953 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura: aveva scritto e pubblicato una monumentale storia della seconda guerra mondiale.  Nel 1955, a 81 anni, lasciò la carica di Primo ministro, rimanendo comunque parlamentare fino al 1964, un anno prima della scomparsa.

La sua storia e la sua vita sono lì a dimostrare, fra le tante cose, che l’età matura può essere – sapendola interpretare – un bene prezioso e straordinario per sé e per gli altri.

Giuliano Ghirardelli

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