Aridatece Claretta Petacci e il suo Benito, amante e duce de Roma

Aridatece Claretta Petacci e il suo Benito, amante e duce de Roma

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Lo vogliamo fare questo confronto fra anni ’30 e anni ’60?

Quando si parla di Romagna c’è sempre lui di mezzo: il duce, Benito Mussolini, nato a Predappio, subito esponente politico di primo piano a Forlì (ad inizio Novecento), turista di lusso a Riccione… interessato anche al Grand Hotel di Rimini, uno degli alberghi più famosi d’Italia; e se questo era il quadro, qualcuno ha pensato di formulare una valutazione degli anni ’30 che suona così: ” … nell’Italia in camicia nera il Grand Hotel, che nel 1931 diventa proprietà comunale, rappresenta la meta estiva di Claretta Petacci. Fanno epoca le sue uscite in mare in moscone. Al largo l’attende, del resto, il suo Benito che arriva da Riccione in motoscafo. Gli anni Trenta, per la riviera sono quelli davvero magici; altro che i cosiddetti favolosi anni sessanta. Balle!!! E’ tutta una festa. Baldoria continua. Grandi nomi sulla spiaggia romagnola cara al duce di Roma…” Se le cose stanno così, io e tanti altri, abbiamo preso un bell’abbaglio: abbiamo creduto che gli anni ’60 rappresentassero una svolta grandiosa nella storia italiana e riminese. In quel decennio era arrivata per moltissimi di noi un benessere mai visto prima, come in molte parti d’Italia. Altrove la sicurezza economica fu offerta dallo sviluppo industriale, da noi tutto fu trascinato in avanti dal Turismo: poveri mezzadri divennero proprio in quegli anni piccoli operatori turistici; così pure tanti manovali o marinai riuscirono a farsi una casa o un piccolo albergo, grazie alle vacanze che moltissimi, in Europa e il Italia, potevano finalmente concedersi.

Fu una svolta colossale: il popolo da sempre mortificato nel lavoro, nella cultura, nella proprietà dei beni essenziali faceva un passo in avanti che non ha eguali, grazie allo sviluppo economico e a quella libertà che permetteva di scatenare tante energie. Questo il quadro in cui si inseriscono quelle stagioni – i favolosi anni sessanta – del nostro turismo: a metà di quel decennio, Rimini (il solo comune di Rimini!), da Miramare a Torre Pedrera, poteva contare su 1500 esercizi alberghieri: in 15 anni ne aveva costruiti più di 1200! Solo all’aeroporto di Rimini arrivavano ogni estate più di 200.000 turisti stranieri. Eravamo la capitale dell’Estate Europea! Certo, non ospitavamo più soltanto i baroni della mitteleuropa, avevamo come ospiti soprattutto gli impiegati di Dusseldorf o gli operai di Cardiff o i tecnici di Stoccolma… turisti soddisfatti nei nuovi e lindi alberghi di allora, gestiti con entusiasmo da chi finalmente stava trovando uno sbocco alla propria vita, da chi finalmente poteva far studiare i figli, magari farli arrivare all’Università (e quando mai era stato possibile prima di allora!) Non solo: erano estati festose e serene, senza droga, senza delinquenza, senza nulla di cialtronesco… anzi con molta compostezza, bastava vedere la passeggiata di sera dal Caffè Concerto del Sombrero (dove poi è sorto il Caffè delle Rose) al “Mocambo”, altro caffè concerto di Piazza Tripoli… Ci sarebbero tante altre cose da dire su quegli anni, non solo pieni di speranze, attraversati da tanti fenomeni positivi, a livello internazionale e nazionale. Allora si gettarono le basi della distensione con Kennedy e Kruscev. Le vie della tolleranza e della non violenza vennero indicate da figure straordinarie come Papa Giovanni XXIII e Martin Luther King. Senza parlare poi del cinema, della musica, dei nostri cantautori, dei ragazzi e delle ragazze che finalmente potevano stare gioiosamente e liberamente insieme.

Ma a proposito di balle, di Mussolini e della nostra riviera… ricordo di aver letto la testimonianza di un collaboratore del Duce relativa ad un episodio che, se pur piccolo, la dice lunga sul nostro storico personaggio. La guerra stava prendendo una brutta piega, ma il duce non rinunciava a qualche giorno di vacanza, magari per raggiungere la famiglia nella villa di Riccione (e la Claretta, nascosta nei paraggi). Durante una di queste permanenze a Riccione arrivò tutto trafelato un ufficiale con delle brutte notizie da far conoscere con urgenza al grande Capo. E’ l’ora del relax, ma il Duce non poteva non ricevere un emissario che portava notizie, per giunta catastrofiche, dal fronte greco-albanese. Là, migliaia di uomini stavano morendo o finendo prigionieri! L’ufficiale consegnato il messaggio esce dalla villa, mentre Mussolini infastidito si sfoga, così, con il suo collaboratore: “Questi vengono sempre a rompermi i c…!”

Ora si dà il caso – e la storia non mostra più dubbi – che la guerra l’abbia voluta proprio lui, anche contro il parere di importanti e più informati gerarchi fascisti, una guerra al fianco di Hitler… Ma lui, il duce, non aveva bisogno di consultare nessuno, tanto meno il popolo. La sua era una dittatura! E le dittature possono approdare alle peggiori avventure, decise…

magari durante una piacevolissima gita in motoscafo tra Rimini e Riccione, dopo un bagno di mare, sole, amore… 

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